E’ fuor di dubbio che questo sia un paese malato. Un malato grave (non immaginario).

La cura, ammesso che esista davvero, non è mai stata chirurgica, focalizzata, specifica, calibrata.
E’ sempre meglio (perché più facile: non si prendono decisioni e si scontentano tutti) sparare sul mucchio, intervenire in modo generale in attesa che i tempi migliorino.

La paventata cancellazione dei tribunali amministrativi – al di là dell’aggancio costituzionale che rende l’operazione lunga e complessa – ha presupposti sbagliati, anzi incomprensibili.
Se male non ricordo, nelle scorse settimane è stata accostata alla questione degli appalti che si arenano e questo effetto sarebbe imputabile ai tribunali amministrativi.


Invero, come anche puntualizza Carmelo Giurdanella, la tendenza “rigettista” è assolutamente prevalente.

In questo senso, in modo altrettanto autorevole Prof. Francesco Volpe (in Lexitalia.it) puntualizza come sia facilmente testimoniabile la “tendenza, in via generale, rigettista da parte sia dei giudici territoriali sia del giudice che siede a Palazzo Spada. Non è, dunque, affatto vero che la macchina amministrativa è del tutto incapace di muoversi perché poi i T.A.R. annullano”.

La questione è un’altra.

La questione, le difficoltà pratico/operative che generano disamore, sconforto e confusione, è la tecnica legislativa.

La stessa P.A., per tacer d’altro, è costretta ad aspettare gli interventi del giudice amministrativo per capire come si deve applicare una certa norma. Non è utile neanche citare esempi.

Il livello legislativo, intenso come non mai, stratificato, composto da richiami su richiami che farebbero sorridere se non fossero reali, rende ogni lavoro “sulle norme” impraticabile, dispendioso, faticoso e deresponsabilizzante.

E la questione è da tempo rimarcata da illustri maestri del diritto.
In tempi recenti, Prof. Sabino Cassese (in Giornale di diritto amministrativo n. 2/2013) ha annotato come la “qualità della legislazione” sia “pessima, e la sua quantità enorme: quando diminuisce il numero delle leggi, ne aumenta la lunghezza”.

Non solo, sempre nello stesso articolo si ricorda come “l’eccesso di leggi finisce per occupare il Parlamento su questioni minute, impedendo ad esso di fare il lavoro importante. Qualche esempio: era proprio necessaria una legge per istituire l’Archivio nazionale dei numeri civici delle strade urbane? O per regolare le informazioni da dare all’autorità` marittima all’arrivo di una nave nel porto? O per istituire le ‘‘comunità` intelligenti’’?

E’ difficile rispondere, a sommesso avviso, se ci si interroga su cosa funzioni in questo paese. Di sicuro non deve mancare il contributo e la voce per rammentare, rammendare, ricordare, ricordare di ricordare, segnalare, provare (cimentarsi) ad illuminare coni d’ombra.

Comunque, tra un passaggio di campanelle, mentre fuori le giornate si allungano e annunciano una nuova primavera, qualcuno ci dice che andrà tutto bene.


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