Le bizzarrie delle leggi e, soprattutto, delle modalità di attuarle decise dal Governo ed i suoi apparati sono decisamente tante.

La legge 244/2007, una delle prime ad anticipare il tema della “spending review” contiene all’articolo 2, comma 595, la previsione secondo la quale “Nei piani di cui alla lettera a) del comma 594 (i piani triennali di razionalizzazione delle spese, nda) sono altresì indicate le misure dirette a circoscrivere l’assegnazione di apparecchiature di telefonia mobile ai soli casi in cui il personale debba assicurare, per esigenze di servizio, pronta e costante reperibilità e limitatamente al periodo necessario allo svolgimento delle particolari attività che ne richiedono l’uso, individuando, nel rispetto della normativa sulla tutela della riservatezza dei dati personali, forme di verifica, anche a campione, circa il corretto utilizzo delle relative utenze”.

La disposizione, a 7 anni di distanza, con l’evoluzione degli smartphone e lo sviluppo di applicazioni per telefonare gratuitamente dal web senza utilizzare, dunque, i canali ordinari della telefonia, che hanno un costo, appare oggettivamente risibile. Ma tant’è.


Deve essere considerato normale che il personale non debba essere destinatario di apparecchi di telefonia mobile. Questo è l’assunto. Solo in via eccezionale e circoscritta nel tempo, solo per servizi di pronta reperibilità, è possibile “toccare” il pericolosissimo, per i conti pubblici, “status symbol” del telefonino (robe, per intenderci, che oggi possono essere comperate a 20 euro…).

Bene. Anzi, male. Perché il Ministero dell’Economia, nel realizzare la piattaforma informatica alla quale i dirigenti e i vertici comunque denominati e incaricati delle amministrazioni devono registrarsi, ai fini dell’attuazione della normativa sulla certificazione dei pagamenti, prevede obbligatoriamente che i suddetti dipendenti si acceditino indicando un numero di telefono mobile.

Ora, scontato che non ha alcun senso intendere la norma come imposizione ad indicare i numeri di telefono personali, considerando anche che qualcuno potrebbe, per scelta, esserne persino sprovvisto, è evidente che la cosa potrebbe avere un senso solo se si considerasse come normale che almeno i dirigenti e i vertici amministrativi abbiano in dotazione apparecchi di telefonia mobile.

Ma, come dimostra la norma, così non è e non deve essere. Ci si chiede, dunque, quali siano le oscure ragioni che abbiano indotto il Mef a considerare necessaria l’indicazione di un numero di cellulare, al punto che non è possibile registrarsi al sistema in mancanza.

Sembra davvero tutto molto canzonatorio. Da un lato, il legislatore fa la faccia dura e pura, e predica di non utilizzare apparecchi che al giorno d’oggi costano nulla e possono anche telefonare gratis; dall’altro, però, i ministeri chiamati ad attuare la legge fingono di non sapere (non vogliamo immaginare che non sappiano) dell’esistenza di queste modernissime ed intelligentissime norme, ed impongono l’indicazione di un numero di cellulare, per registrarsi al sistema dei pagamenti.

Non si capisce davvero quale sia l’utilità, per altro, di simile imposizione. Se il Mef intende contattare gli interessati per comunicazioni, esistono canali ben più efficaci, primo di tutti la posta elettronica: pretendere che ogni dirigente o responsabile di servizio disponga di una casella è certamente possibile e doveroso.

Non è che un ulteriore caso di ordinaria follia burocratica di un Paese che continua a perdere ogni logica, predicando nelle leggi, senza nemmeno curarsi di aggiornarle al passo dei tempi, e sostanzialmente violandole con le modalità di attuazione.


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  1. Se non ci sono vincoli tecnici all’eventualità che due utenti abbiano lo stesso numero, non c’è nessun motivo per cui il telefono mobile debba necessariamente essere personale, per cui se ne può avere uno solo per tutto l’ufficio al pari di quello fisso e del fax.

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