Il bollo auto 2013 conferma ancora una volta come i tributi locali possano complicare enormemente la contribuzione da parte dei cittadini. Nel momento d’oro del federalismo fiscale, infatti, si pensò di ascrivere alle Regioni la potestà di regolamentare il bollo sulle automobili. Oggi, a una quindicina di anni di distanza, gli effetti sono tragicomici.

Partiamo dalla decisione fondamentale: tra gli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo, si decise di affidare alle Regioni il 100% del gettito riscosso sul bollo automobilistico. Già da lì, da quel momento, si venne ad aprire un fronte normativo che temporaneamente venne chiuso nel 2003 dalla Corte costituzionale, la quale mantenne per il bollo auto l’etichetta di “tributo statale”, con l’unica riserva regionale di poter aggiustare esclusivamente le tariffe.

Peccato che, nell’intervallo di tempo trascorso, alcune Regioni avessero già pensato di introdurre le proprie modifiche: il governo, allora, pensò di correre ai ripari con la Finanziaria del 2004, vietando future modifiche della legge sul bollo auto e imponendo il dietrofront a quegli enti che si erano portati avanti con la personalizzazione del balzello. Un ulteriore imprevisto, però, impedì la riconciliazione: guidare questo cammino di riallineamento toccava alla Commissione per il federalismo fiscale, la quale ebbe una fine ingloriosa e, con essa, tutte le pratiche aperte per l’armonizzazione contabile.


Così, il bollo auto è rimasto a metà del guado: da una parte, tributo statale di nome, ma, di fatto, in capo alle Regioni per la totalità del gettito, con la facoltà di definire esenzioni e obblighi di pagamento. Nemmeno il decreto 68/2013 era riuscito ad portare un po’ di chiarezza, tramite un articolo dove si accennava alla questione, lasciando di fatto inalterato il quadro in vigore di assoluta incertezza.

Così, ora, vediamo come in Toscana sia valido l’obbligo di pagare il bollo anche per le vetture sottoposte a sequestro, mentre nelle Marche le previsioni legislative regionali sono decadute sotto la tagliola della Corte costituzionale, mentre nel Lazio vige l’imposizione del bollo anche per i veicoli rubati e no dichiarati al Pra.

Insomma, per quest’anno, sicuramente, il caos non diminuirà, anche se da più parti si continua a inneggiare a modifiche. Una su tutte, quella del Superbollo, cioè il pagamento extra per le vetture oltre i 185kW, che sta scoraggiando gli acquirenti delle auto di lusso in Italia per via della bassa convenienza. La scadenza, per tutti, è sempre quella del 31 gennaio.


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