Il megafono ha deciso di dare un nome e un volto a tutte le voci. In Sicilia, ddio ai commenti anonimi sui siti di informazione online, secondo quanto rivela Giuseppe Pipitone sul fattoquotidiano.it. Scene da ipotetici regimi totalitari? No, tutto vero. La regione guidata da Rosario Crocetta ha approvato nei giorni scorsi la nuova legge sull’editoria e, in un piccolo comma, si trova quello che appare come l’obbligo di restrizione rigida ai commenti dei lettori anche in forma anonima.

Per dire la propria, d’ora in avanti, ci si dovrà recare fisicamente in redazione, identificarsi, farsi creare un apposito account con e relative credenziali di username e password e, poi, rendersi abilitati a intervenire nel dibattito. Una legge che ha tutto il sapore della censura preventiva e che porta il nome di Michele Cimino, già fedelissimo dell’ex berlusconiano Gianfranco Micciché e, ora, supporter della giunta Crocetta. A lui, infatti, sarebbe dovuto il famigerato comma E dell’articolo 4 della presente legge, che stabilisce in via obbligatoria la registrazione per commentare gli articoli sul web.

Evidentemente, a palazzo dei Normanni, qualcuno deve aver avuto qualche esperienza sgradevole con la libertà di espressione in rete. Quasi tutti i siti di informazione, infatti, concedono la possibilità ai propri utenti di commentare notizie, interventi, contributi e idee. E’ – o dovrebbe essere – la democrazia nella sua versione digitale, qualcosa che, a conti fatti, deve risultare piuttosto indigesta nell’entourage del presidente della regione Sicilia.


Il pretesto per inserire il divieto di liberi commenti sui siti di informazione via web, è arrivato dalla nuova normativa sull’editoria, che stabilisce i criteri per accedere ai contributi regionali. In sostanza si mettono gli editori di fronte all’obbligo di poter identificare tutti coloro che commenteranno gli articoli, pena il venir meno del sostegno all’impresa.

La normativa comunitaria, sul caso, vede prevalere una sentenza della Corte di giustizia europea, che ha sancito come il responsabile della pubblicazione dei commenti anonimi, se ritenuti lesivi, sia da identificare nello stesso giornale online, il quale, comunque, può denunciare l’accaduto alla polizia postale e risalire all’indirizzo del responsabile.

In Sicilia, però, si è scelta una via più diretta: per ottenere una fetta dei 15 milioni di contributi all’editoria stanziati, si dovrà dimostrare di aver identificato i propri lettori tramite nome e cognome.


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