Partecipazione al convegno E-privacy 2013 presso l’Università Bocconi di Milano

Lo Studio HTLAW ha partecipato all’edizione invernale del convegno E-privacy 2013, svoltasi il 15 e 16 novembre presso l’Università Bocconi di Milano sul tema “Big Data 2.0 – Accesso all’informazione e privacy tra open data e Datagate”.In particolare gli Avv.ti Stefano Ricci e Andrea Palumbo hanno tenuto una relazione dal titolo “I Big Data e il superamento del principio di finalità del trattamento” nella quale hanno evidenziato come le operazioni su grandi moli di dati (cd Big Data) possono implicare diversi problemi in materia di diritto alla protezione dei dati personali e della disciplina prevista dal D.Lgs 196/2003.

I Big Data infatti vengono raccolti senza che siano chiari a priori i loro molteplici utilizzi. L’assenza da parte dell’interessato di una conoscenza circa le finalità del trattamento nelle operazioni effettuate attraverso l’incrocio e la moltiplicazione di banche di dati rende impossibile sia un’adeguata informativa, sia uno specifico, consapevole e quindi valido consenso al trattamento da parte dei soggetti interessati.


Tale carattere emerge con evidenza in tutta una serie di servizi basati su sistemi che fanno uso dei Big Data (quali motori di ricerca in rete, navigatori satellitari, etc.). Sulla base di questo scenario, i relatori hanno ipotizzato e proposto schemi di tutela differenti, non più esclusivamente basati su un rapporto diretto tra interessato e titolare del trattamento dei dati.

Accesso abusivo di un sistema informatico

Con sentenza del 27 maggio 2013 n. 40303 la Sezione I della Corte di Cassazione, in conformità con gli insegnamenti delle Sezione Unite, ha ribadito che integra il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto, ex art. 615 ter c.p., la condotta di accesso o di mantenimento nel sistema posta in essere da soggetto che, pure essendo abilitato, violi le condizioni e di limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l’accesso.

Sulla base di questo orientamento è stata presentata denuncia-querela per conto di una importante multinazionale nei confronti di un suo dipendente, che pur in possesso, per ragioni di servizio, dei codici di accesso del sistema dell’azienda, violando il proprio profilo di autorizzazione aveva tentato di sottrarre ingenti somme trasferendole su vari conti correnti.

Privacy e geolocalizzazione satellitare dei propri dipendenti

E’ stata prestata assistenza legale ad una società sviluppatrice di una applicazione per dispositivi mobili tramite la quale la stessa può controllare, attraverso sistemi di geolocalizzazione satellitari, l’operato dei propri dipendenti e collaboratori. Nello specifico si è fornito un inquadramento giuridico della fattispecie con riferimento alla disciplina civilistica e giuslavorsitica in materia e, in particolare, della disciplina prevista dal D.Lgs 196/2003 e dei provvedimenti in materia del Garante della Privacy, (tra cui il provvedimento del 18 febbraio 2010 sul “Trattamento di dati personali del dipendente mediante sistemi di localizzazione satellitare”).


CONDIVIDI
Articolo precedenteLegge di stabilità 2014, statali: cosa cambia dopo il maxiemendamento
Articolo successivoDecadenza, Berlusconi non è più senatore: l’aula vota sì

1 COOMENTO

  1. In questa sede – tramite l’articolo sotto riportato testualmente ed interamente – analizzeremo il c.d. deep web ovvero la rete internet parallela e sommersa rispetto a quella alla quale accedono normalmente gli utenti tramite i più conosciuti motori di ricerca e che – garantendo sostanzialmente l’irrintracciabilità degli utenti stessi – prolifera di contatti gravemente illegali.

    Si tratta di un vero e proprio mondo sommerso ad elevatissimo tasso criminogeno e criminale il cui accesso, pur non richiedendo alcun tipo di capacità ulteriore rispetto a quelle necessarie per la semplice navigazione nella rete internet “ufficiale” (è sufficiente, infatti, scaricare un programma che si trova gratuitamente in rete), espone l’utente al gravissimo pericolo di entrare in contatto con coloro che su quella rete offrono i più turpi prodotti ed i più esecrabili servizi (dall’ingaggio di un killer alla vendita di materiale pedo-pornografico).

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here