Trent’anni per Amanda Knox e ventisei per Raffaele Sollecito: sono queste le richieste del sostituto procuratore generale di Firenze Alessandro Crini per il processo in appello bis del caso Meredith Kercher, la studentessa trovata morta a Perugia il 2 novembre 2007. Il processo, lo ricordiamo, è ripreso in appello dopo il clamoroso rinvio da parte della Cassazione dello scorso marzo.

Nello specifico, le richieste del pubblico ministero contemplano 26 anni a entrambi gli imputati, per l’accusa di omocidio volontario, mentre, per Amanda, c’è anche l’aggiunta di 4 anni per la calunnia ai danni di Patrick Lumumba.

Nel processo di primo grado, Amanda Knox venne condannata a 26 anni di carcere e Raffaele Sollecito a 25: dunque rispettate le condanne in primo grado, con l’aggiunta dell’imputazione per calunnia per la giovane accusata dell’omocidio di Meredith. Inoltre, non va dimenticato, tra i protagonisti della vicenda, anche Rudy Guede, che ottenne la condanna a 16 anni con il rito abbreviato.


Secondo il procuratore generale, le tracce trovate sul coltello che è ritenuto essere l’arma utilizzata per assassinare Meredith, presenterebbero inequivocabilmente “un profilo genetico pulito che guarda nella direzione di Meredith Kercher.  Qualsiasi congettura che si possa fare sulla contaminazione è smentita in radice, questo coltello è palesemente non contaminato”.

Inoltre, secondo la ricostruzione del magistrato, nell’intera vicenda l’aspetto dell’abuso sessuale sarebbe marginale, nei confronti di una violenza deliberata cui fu sottoposta Meredith la sera della sua morte.

Da ultimo, il pg ha chiesto di ritirare le attenuanti generiche per i due imputati – Knox e Sollecito – poiché, a suo avviso, sarebbero da escludere i futili motivi per il compimento del delitto, una condotta oltretutto in contrasto con l’atteggiamento disinvolto dei due lungo gli anni successivi al tragico evento.

 

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