La legge di stabilità si avvicina al primo esame parlamentare e a tenere banco sono, come da diversi mesi a questa parte, le proposte di revisione della fiscalità immobiliare dopo la breve, ma tesa, era dell’Imu. In principio, si era parlato di service tax, poi di Trise, infine, nelle ultime ore, si affaccia un nuovo tributo, il Tuc. Facciamo il punto con Antonella Donati, autore di testi in materia fiscale per il Gruppo Maggioli

Siamo al giro di boa della legge di stabilità: a breve inizierà la discussione parlamentare. La casa è sempre sotto osservazione: ora è spuntato il Tuc, tributo unico comunale. Di cosa si tratta esattamente?


La Commissione bilancio del Senato dovrà concludere i lavori entro questo fine settimana, perché il disegno di legge è già stato calendarizzato per l’Aula a partire dal lunedì 18. I prossimi giorni saranno, quindi, particolarmente “caldi” sul fronte parlamentare e non è detto che le proposte presentate siano destinate ad essere confermate. In ogni caso il  “Tuc”, il Tributo unico comunale nelle intenzioni del relatore al provvedimento è destinato a sostituire  Imu e tassa sui servizi con aliquota massima del 10,6 per mille. Il tributo si compone di due parti, una patrimoniale applicata sul reddito catastale, e l’altra a copertura dei servizi.

La componente patrimoniale da applicare sul reddito catastale sostituisce l’Imu, l’Irpef e le relative addizionali e non si pagherà sulla prima casa e su terreni e fabbricati agricoli.  Sarà dovuta, come le imposte sostituite, dai proprietari degli immobili o dai titolari di diritti reali (usufrutto, diritto di uso,  dritto di abitazione), e avrà un’aliquota massima dell’8,1 per mille.  Si applicherà sulla stessa base imponibile prevista per l’Imu, ossia la rendita catastale rivalutata e moltiplicata per i coefficienti attualmente in vigore, ridotti, però, di 10 punti. In pratica per gli immobili per uso abitativo il moltiplicatore passa da 160 a 150.  Il versamento è previsto in tre rate: 16 aprile, 16 agosto, 16 dicembre.  I comuni potranno stabilire di assimilare a prima casa gli altri immobili per i quali già oggi è prevista questa possibilità ai fini Imu.

Per quel che riguarda la componente relativa al pagamento dei servizi indivisibili dei comuni, questa ha un’aliquota massima complessiva del 2,5 per mille che è interamente a carico del proprietario, o del titolare del diritto reale se abita nell’immobile, oppure è divisa in due quote se l’ immobile è dato in locazione o in comodato. In questo secondo caso il proprietario è tenuto a pagare il solo 1 per mille, mentre la quota dell’1,5 per mille è a carico di chi utilizza l’immobile in questione.

Quali sarebbero allora le differenze con la vecchia Imu?

La differenza fondamentale rispetto all’Imu nell’ultima versione, ossia dopo l’abolizione dell’imposta sulla prima casa, è lo scorporo della componente relativa al pagamento dei servizi. Con la formulazione proposta, in sostanza, si alleggerisce il carico fiscale sui proprietari degli immobili dati in locazione, ponendo una quota dell’imposta a carico degli inquilini, anche se l’aliquota di base è complessivamente più elevata rispetto a quella standard inizialmente prevista per l’Imu per gli immobili diversi dalla prima casa, fissata al 7,6 per mille, anche se con facoltà di aumento da parte dei comuni, facoltà peraltro ampiamente utilizzata nei comuni maggiori.  La riduzione di 10 punti del  coefficiente di rivalutazione della rendita catastale potrebbe quindi alleggerire un po’ l’onere complessivo rispetto ad oggi.

A proposito di Imu, Letta si è affrettato a promettere l’abolizione della seconda rata prevista per il 16 dicembre. Quanto serve per scongiurare la tassa? E come potrebbe essere garantita la copertura?

Il costo dell’abolizione della seconda rata Imu è stimato in 2,4 miliardi. Secondo quanto ha dichiarato giusto stamattina il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, intervenuto a Radio Anch’io, le coperture per coprire lo stop al pagamento della seconda rata dell’Imu non saranno a carico dei cittadini. Baretta ha quindi assicurato che non ci saranno nuove tasse né aumento di aliquote. In ogni caso la soluzione dovrà essere trovata a brevissimo, visto che entro il 30 novembre i comuni dovranno approvare i bilanci e definire le aliquote per il 2013, e che, in assenza di una decisione del governo il 16 dicembre si dovrebbe andare alla cassa. E’ probabile che in questo week end Letta trovi una soluzione, che sarà necessariamente destinata ad intrecciarsi con le sorti della legge di stabilità. Poiché la soluzione dovrà obbligatoriamente passare per un decreto, non è escluso che alcune delle misure originariamente destinate ad entrare in vigore dal 2014 potranno essere anticipate ad oggi. Finora si è parlato di aumento degli acconti e revisione delle imposte di bollo sulle rendite finanziarie, ma non è detto che non possano essere anticipati tagli di spesa, visto che, a quanto pare, sarebbe già pronto il piano di spending review del commissario alla revisione della spesa Cottarelli. Insomma Letta potrebbe avere qualche asso nella manica. 

Nei passaggi ipotetici da Imu a Trise e, ora, forse, da Imu a Tuc, quale sarebbe la soluzione generalmente più vantaggiosa per i contribuenti?

Sicuramente per chi possiede immobili dati in locazione la soluzione più vantaggiosa è quella ipnotizzata con Tuc e Trise, ossia di pagamento di parte dell’imposta  a carico dell’inquilino. Per il resto cambia poco in quanto chi possiede solo la prima casa è esente dall’Imu e sarà esente dalla componente patrimoniale del Tuc ma tenuto a pagare la parte sui servizi, che però attualmente è incorporata della Tares. Quindi, insomma, più che altro un restyling e un cambio di nome, ma alla fine il carico fiscale potrebbe non essere alleggerito di molto.
In questa girandola di sigle, che fine potrebbe fare la Tares?

Nella nuova formulazione avrà solo una  componente dedicata alla copertura dei costi per la gestione dei rifiuti, ma sostanzialmente sarà assai simile alla tassa pagata finora. Sarà dovuta, infatti, da chiunque produca rifiuti urbani nella misura dei quantitativi e delle tipologie dei prodotti misurabile anche in relazione al possesso e alla detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte suscettibili di produrre rifiuti urbani.  Sostanzialmente si muoverà sulla falsariga di quanto già previsto dal decreto sull’Imu che ha rimodulato la Tares. Secondo l’emendamento sul Tuc, comunque, la componente sui rifiuti per il 2014 non potrà superare quella del 2013 e sarà ridotta di un 10% nel 2015 e di un ulteriore 10% nel 2016.

 

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