Qualche giorno fa i giornali hanno pubblicato una notizia che personalmente mi ha creato qualche problemino al fegato. Nello specifico si trattava di una richiesta di risarcimento che in virtù di una direttiva europea è prevista per chi ha subìto un crimine violento, ma non è stato risarcito dal colpevole. Il fatto: una donna di 74 anni viene stuprata da uno sconosciuto che si è infilato nel suo appartamento. L’uomo viene condannato a 4 anni dopo un rito abbreviato, e trascorre parte della condanna in una struttura per malati mentali. La condanna prevede anche un risarcimento economico per la donna, quantificato in 30.000 euro. Il reo non dispone di risorse economiche ed è pertanto a causa di questo che gli avvocati della vittima richiedono il risarcimento allo Stato.

Già per quello che ho scritto ci sono alcuni motivi per non rimanere completamente sereni, ma a questo si aggiunge un elemento che ha dell’inverosimile: l’Avvocatura dello Stato (almeno secondo quanto riportato dalla stampa) ritiene che la donna non abbia diritto ad avanzare la richiesta di risarcimento per diverse ragioni (tra le quali la mancata copertura della Direttiva europea per il reato di violenza sessuale) non ultimo un presunto concorso di colpa dovuto al fatto che l’anziana signora ha aperto la porta allo sconosciuto.

Ho dovuto leggere almeno un paio di volte gli articoli che si sono occupati della vicenda, per essere sicura di non aver frainteso. Devo dire che spero in un errore della stampa nel riportare la notizia, ma se così non fosse si aprono alcune riflessioni che vorrei condividere. La prima: quando una donna viene stuprata, indipendentemente da come si è svolto il fatto, aleggia sempre un’inquietante sottotesto: in qualche modo se l‘è cercata! Troppo bella, troppo poco vestita, troppo ingenua, troppo sprovveduta, troppo sposata, fidanzata o dedita alle feste…sembra sempre esistere una colpa per quello che accade…una ragione che a me personalmente (e credo di non essere l’unica) sfugge. Se così fosse luoghi dedicati al nudismo, ad esempio, dovrebbero essere ideali per il compimento di un simile reato, ma a mia memoria non è accaduto mai nulla di simile. Altro elemento interessante: il concorso di colpa selettivo: se si presume che nascere di sesso femminile non sia già di per se una colpa o un elemento di discolpa per chi agisce violenza nei confronti di una donna…estendiamo il concetto: sei stato rapinato e sei un’omaccione di due metri? Concorso di colpa per aver frequentato certe zone della città magari in certi orari. Sei un manager in carriera e ti hanno portato via il Rolex? Concorso di colpa per averlo indossato. Che dire poi delle rapine in banca? Le Banche palesano il fatto di essere un deposito di contanti…ed aprono la porta a persone che non hanno mai visto…più concorso di colpa di questo!!!


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3 COMMENTI

  1. Questa decisione è una vergogna pubblica ed una offesa alle persone anziane. Apriamo gli occhi e la mente, la disattenzione ci può far trovare di fronte a questi magistrati. Meno male che il principio è uguale per tutti, anche per i loro genitori.

  2. Ricorda la sentenza dei jeans, che affermava non essere violenza, se compiuta su donna con jeans. Mi chiedo come sia possibile che il solo fatto di aprire una porta, magari per sbaglio, possa essere considerato un buon motivo per essere violentati. Prima ancora, c’è già la violazione di domicilio (entrare in casa con l’inganno o con la forza, o comunque contro la volontà, anche se inespressa, del detentore del domicilio), aggravata di gran lunga da una qualsiasi forma di violenza. Ora come si faccia a giustificare in quel modo una violenza sessuale (su un’anziana per giunta, quindi non provocante per definizione…), è qualcosa che dimostra quanto poco ragionevole sia il Diritto.

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