Inizia a delinearsi la legge di stabilità 2014. I giorni residui per la presentazione della prossima norma di bilancio sono ormai agli sgoccioli e si diffondono le prime indiscrezioni sui contenuti del provvedimento più atteso dell’anno, quello che interverrà sia sui conti pubblici che sull’economia reale.

Così, si comincia a conoscere innanzitutto l’ammontare della legge di stabilità per il prossimo triennio, che dovrebbe superare la soglia dei 10 miliardi di euro. Un importo certo ragguardevole, ma che nulla a che fare con la norma finanziaria di dodici mesi fa, varata dal governo Monti nell’ultima fase dl suo operato, a ruota di una spending review molto dolorosa e ultimo tassello di una politica economica molto severa.

Dunque, secondo le prime informazioni disponibili suo testo in via di stesura tra i vari Ministeri, sembra che quasi metà delle risorse di cui disporrà il governo verranno investite nell’obiettivo principale secondo gli annunci del governo, ossia la riduzione sensibile del cuneo fiscale, per tagliare il pagamento dei contributi da parte dei datori di lavoro e assicurare qualche soldo in più nelle buste paga dei dipendenti.


Questo, il primo punto, che ora ha anche una cifra di riferimento sulle risorse che il governo sarebbe intenzione di investire. Come ci si attendeva, però, la legge di stabilità in procinto di essere varata affronterà il problema spinoso del riordino fiscale. Quello della tassazione è un capitolo che ha subito profonde modifiche negli ultimi tempi e resta ancora in attesa di un riassetto definitivo.

Basti pensare, ad esempio, prima al rinvio poi alla cancellazione dell’Imu, ancora in via di discussione per la verità, oltre all’aumento dell’Iva al 22%, prima slittato, poi entrato in vigore nel pieno della crisi di governo.

Dunque, c’era da aspettarsi che il governo sarebbe intervenuto per stabilire il nuovo quadro fiscale a seguito di questi scossoni e la legge di stabilità in arrivo sembra tenere fede alla promessa.

Sul fronte Imu, pare che la rata di dicembre sia ormai scongiurata, per quelle fasce ancora non esenti, e cioè tutti gli immobili distinti dalle prime case non di lusso, dai terreni agricoli e dai fabbricati rurali.

Quindi, arriviamo all’Iva: non ci sarà un decreto che riassorbirà l’aumento, ma potrebbe arrivare un aggiustamento delle aliquote con l’inserimento di un quarto scaglione, intermedio tra le categorie di beni soggetti a imposizione al 4% e al 10%.

Infine, non va sottovalutato il fatto che, sì, l’Imu si avvia all’abolizione, ma in realtà buona parte del vecchio gettito verrà inglobato sotto la nuova Service tax, dove verrebbe inserita anche la Tares. Trattandosi di un’imposta ibrida, che doveva ricadere sia sui proprietari che sugli affittuari di immobili, il governo starebbe pensando di suddividere il balzello nelle parti per immobili, da un lato, e per servizi, dall’altro, chiedendo, in questo modo, solo il dovuto ai contribuenti.

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2 COMMENTI

  1. Questo è un capolavoro

    “… il governo starebbe pensando di suddividere il balzello nelle parti per immobili, da un lato, e per servizi, dall’altro, chiedendo, in questo modo, solo il dovuto ai contribuenti…”

    Suggerisco di chiamare INU la parte sugli immobili e TANES quella sui servizi.

  2. Ma che senso c’ha fare ste manovre? Lasciateci l’imu che tanto gira e rigira dobbiamo pagare lo stesso!

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