Con un’accelerata improvvisa, il Senato ha convertito in legge il decreto sul femminicidio, concludendo, così, il cammino parlamentare di uno tra i decreti più chiacchierati delle passate settimane.

Un’approvazione, quella avvenuta stamane a palazzo Madama, davvero fulminea se si pensa che la Camera aveva approvato il testo appena due giorni fa, non senza particolari patemi.

Come noto, tra le Commissioni e Montecitorio, il decreto “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province” si era incagliato proprio sul tema degli enti provinciali, presenti nell’articolo 12 della versione approvata in Consiglio dei ministri di un provvedimento in realtà ascrivibile alla categoria omnibus.


L’articolo 12 originale, infatti, prevedeva che fossero “fatti salvi i provvedimenti di scioglimento degli organi e di nomina dei commissari straordinari delle amministrazioni provinciali”. Una norma che, a parere delle opposizioni, avrebbe favorito la permanenza delle Province, alla cui abolizione il governo si è invece impegnato fin dal suo insediamento. Ora, nel testo finale l’articolo incriminato è stato stralciato e la materia delle province e del loro smantellamento è lasciata nelle mani del ddl Delrio, ora in Commissione Affari Costituzionali.

Il decreto sul femminicidio, naturalmente, conferma tutte le previsioni normative in contrasto alla violenza di genere che erano state annunciate già nelle prime battute del provvedimento. Ciò nonostante, forse per gli attriti avvenuti sull tema delle Province, MoVimento 5 Stelle, Sel e Lega Nord non hanno preso parte al voto, che ha visto, infine, passare un testo di ampia condivisione con soli 143 voti favorevoli.

Una delle novità più rilevanti in tema di reati contro le donne, è l’introduzione del principio della relazione affettiva, che viene enunciata come altra da matrimonio e convivenza, valevole in corso o pregressa.

In aggiunta, tutti i reati ascrivibili alla materia della violenza sulle donne, se compiuti in presenza di minori o nei confronti di donne incinte, subiranno un’aggravante di pena in sede penale, mentre riguardo lo stalking decade la condizione di divorzio o separazione tra i coniugi.

La polizia, con la conversione in legge del decreto, è da oggi autorizzata, in aggiunta, a chiedere al pm la misura precautelare dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, che potrà essere controllata mediante braccialetto elettronico, con possibilità, in aggiunta, di ricorrere allo strumento delle intercettazioni.

Le vittime di reati come stalking,maltrattamenti famigliari, mutilazioni genitali femminili avranno accesso al patrocinio gratuito.

Vai al testo finale del decreto sul femminicidio


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