Non c’è solo l’aumento dell’Iva al 22% a creare parecchi grattacapi a consumatori e contribuenti italiani. Anche se non si avverte il peso, soprattutto di fronte al temuto balzo in avanti dell’imposta sul valore aggiunto, il sistema nazionale potrebbe risentire, e pesantemente, dello shutdown avvenuto in America questa notte.

Di cosa si tratta? Sostanzialmente, il governo federale ha dichiarato uno stato momentaneo di bancarotta, e si vede costretto a interrompere alcuni servizi abituali, quali le aperture dei musei, dei parchi naturali, ma anche l’esercito, come noto uno dei pilastri del sistema statunitense, anche in fatto di economia. L’effetto più eclatante sull’economia americana dovrebbe essere il periodo di ferie forzate che potrebbe venire richiesto a quasi un milione di dipendenti pubblici a stelle e strisce.

Una situazione alquanto inusuale per il gigante Usa, che, infatti, tiene bene a mente tutte le volte che questo stato del quadro economico si ripresenta. Si tratta, nel complesso, della diciassettesima volta in cui il governo federale chiude gli uffici per eccesso di spesa. A tornare indietro nel tempo, erano 17 anni che non accadeva.


Il quadro, allora, era molto simile a quello di oggi: un presidente democratico, i repubblicani che controllano la Camera e, facendo ostruzionismo, bloccano la macchina statale pur di non passare le leggi volute dal presidente. Allora, il blocco durò dal 16 dicembre 1995 al 6 gennaio 1996.

Questa volta, poi, il piatto è davvero importante: l’entrata in vigore della famosa Obamacare, infatti, nella prospettiva dei repubblicani finirà per chiedere alle casse statunitensi esborsi alle stelle, portando il sistema sanitario verso una concezione più europea, tramite l’allargamento dei programmi di cura anche ai meno abbienti.

Perché oggi? Il 30 settembre si chiude l’anno finanziario e le istituzioni devono approvare il piano delle spese per il periodo a venire. La previsione per il debito statunitense, però, è fosca: il tetto di 16,7 miliardi di dollari a vedere le previsioni degli analisti potrebbe essere raggiunto in poche settimane. Dunque, non precisamente il periodo più propizio per avviare la riforma sanitaria, con il rischio di trovarsi a dichiarare il default, che ha fornito un argomento solido in mano ai nemici delal riforma sanitaria.

Ora, la domanda che tutti si pongono è quanto sarà lungo lo shutdown obamiano: anche qui, nel campo delle ipotesi, si vaticina che due settimane avrebbero un effetto limitato sull’economia Usa, mentre l’eventuale prolungamento potrebbe avere ricadute a dir poco deleterie sul motore dell’economia mondiale. I mercati, insomma, sono già in fibrillazione e una crisi di governo in un periodo così concitato, per l’Italia sembra tutto fuorché il miglior viatico.


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  1. Questo in realta era il vero motivo prrche obama voleba invadere a siria pertrovare i fondi e prevenire lo shutdown

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