Si annunciano importanti novità per il personale scolastico. Con il nuovo anno sui banchi ormai agli inizi, insegnanti e alunni tornano al centro dell’agenda del governo, che si appresta a varare il piano assunzioni per i prossimi tre anni.

Sembra già deciso che la data per l’emanazione del decreto sui futuri ingressi in ruolo negli organici scolastici sarà il prossimo 9 settembre, lunedì. In quell’occasione, dovrebbe riunirsi il consiglio dei ministri per completare il quadro dei nuovi accessi alla carica di docente, che dovrebbero essere addirittura 44mila tra il 2014 e il 2016.

Questo, almeno è quanto si evince dalle prime indicazioni trapelate dal Miur, che, di concerto con la presidenza del Consiglio, dovrebbe realizzare il decreto che sbloccherà le nuove assunzioni in cattedra.


In teoria, poi, le nomine non dovrebbero fermarsi a quota 44mila, poiché potrebbero essere integrate anche quelle destinate ai docenti di sostegno, più ulteriori spazi dovuti alle suddivisioni dei carichi orari.

Dunque, Enrico Letta e Maria Chiara Carrozza intendono proseguire sul terreno degli innesti al personale scolastico, inaugurato con il concorso scuola dell’ex ministro Profumo, che ha già prodotto l’arrivo di quasi 12mila nuovi maestri e professori, per effetto della maxi selezione che ha coinvolto nuovi entranti e iscritti alle graduatorie. Due categorie che, alla fine, si spartiranno equamente i posti riservati per l’anno ai blocchi di partenza.

Il nuovo piano allo studio del governo, però, dovrebbe includere sia i professori che gli Ata, cioè il personale amministrativo, nel solco del vecchio programma di reintegri varato dall’ex ministro Gelmini con l’allora titolare dell’Economia Giulio Tremonti.

Oltretutto, nel prossimo provvedimento del governo, dovrebbe trovare spazio anche la norma salva presidi, cioè rivolta a quelel regioni dove il concorso 2011 è stato bloccato dall’intervento della giustizia. Ancora da capire se ci sarà posto, e copertura finanziaria, per i 5mila possibili esodati del comparto scolastico, che dovrebbero andare in pensione con le regole ante legge Fornero per accedere al trattamento previdenziale.


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  1. l’importante e che per realizzare le suddette assunzioni, non rottamate forzatamente persone con una contribuzione minima di 20 anni di servizio e 65 di età. Non è certo una soluzione, assumere i nuovi e mandare in povertà forzata i più deboli.

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