L’Autorità dei Trasporti finalmente scalda i motori. Dopo mesi di attese  e polemiche, oggi sono state approvate le cariche di vertice dalla Commissione Lavori Pubblici del Senato, che ha poi passato la palla alla Camera per la rettifica.

Presidente della (non proprio) neonata Authority è stato eletto Andrea Camanzi, il cui lavoro sarà coadiuvato dagli altri commissari Barbara Marinali e Mario Valducci. L’investitura ai tre rappresentanti, insomma, apre ufficialmente la storia di uno degli organismi più “congelati” della recente storia parlamentare.

Approvato tra le tante pieghe del decreto salva-Italia – per intenderci, quello che introdusse, fra le altre cose, anche la riforma delle pensioni targata Fornero – fino a oggi l’ente non aveva riempito le poprie caselle dirigenziali, un po’ per le altre priorità incorse, un po’ per il prolungato stallo istituzionale seguito alle dimissioni dell’ex premier Mario Monti e il conseguente “pareggio”alle elezioni politiche che ha allungato i tempi dei lavori del parlamento.


Oggi, però, finalmente sembra arrivato il momento dell’Authority, che si troverà a gestire un comparto assai variegato e problematico, cercando di eliminare le sacche di concorrenza e i residui lobbistici degli operatori, qualora vengano ravvisati.

A spingere per la formazione dell’Autorità dei Trasporti erano stati, in parallelo, sia l’ex premier Monti che il ministro dello Sviluppo Economico in funzione con il suo governo, cioè Corrado Passera. 

Compiti dell’istituto, saranno quelli di assicurare pari condizioni di accesso alle infrastrutture ferroviarie, portuali, aeroportuali, autostradali, oltre che a garantire la mobilità delle merci e dei passeggeri su tutti i bacini, nazionali locali e urbani.

Tra le funzioni dell’Autorità dei trasporti, saranno anche le possibili sanzioni che verrebbero comminate alle imprese inadempienti in termini di tariffe, canoni, pedaggi, diritti e prezzi sottoposti al controllo amministrativo, di inosservanza dei criteri per la separazione contabile dei costi e dei ricavi relativi alle attività di servizio pubblico, e di violazione della disciplina relativa all’accesso alle reti. L’ammontare delle contravvenzioni potrà raggiungere il 10 percento del fatturato dell’azienda incriminata.

A sollecitare l’avvio delle operazioni dell’Authority era stata anche l‘Antitrust, che aveva chiesto un rapido sblocco dell’impasse sulle nomine.

Era proprio quella, infatti, delle personalità a cui affidare la guida, la ragione che teneva in stallo il via libera all’Autorità: un blocco infine risolto quest’oggi, alle Commissioni parlamentari. Ora che la matassa è stata sbrogliata, però, manca ancora una casella da riempire: dove stabilire la sede? Per ora, la proposta di Torino non è passata: l’Autorità dei trasporti conferma di non aver scelto la velocità come proprio punto di forza.

Ipercritico il MoVimento 5 Stelle, che sottolinea come, tra i commissari, “almeno due di loro non hanno alcuna competenza in logistica e riconoscimenti internazionali in merito. Ancora una volta ci troviamo a dover constatare come la logica adottata per le nomine risponde a quella della classica spartizione e lottizzazione politica”.

Vai al testo del decreto istitutivo dell’Autorità dei trasporti


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