Oggi oltre 130 mila dirigenti della sanità pubblica incroceranno le braccia per mezza giornata. I motivi sono stati esposti in otto punti programmatici che vanno dalla difesa del servizio pubblico, all’occupazione per i giovani, alla stabilizzazione per i precari, alla certezza di tutele contro il rischio clinico, al diritto a riavere un contratto e promozioni rigorosamente per merito e non per via delle clientele politiche.

Saranno almeno 115 mila i medici coinvolti che, salvo urgenze, per 4 ore fermeranno l’attività di ospedali e asl visto che l’incontro di giovedì 18 con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si è rivelato un buco nell’acqua, anche se le aspettative non erano molto più alte. Lo sciopero è stato confermato all’unanimità da ben 20 sigle sindacali, inclusa quella degli specializzandi, che venerdì 19 in una conferenza stampa a ripetuto i motivi della protesta.

I sindacati, ad ogni modo, avevano chiaro che dall’incontro con il ministro Lorenzin non avrebbero incassato le rassicurazioni che volevano; infatti così è stato, eccetto per le aperture di credito del ministro della Salute, non ancora certo degli impegni politici da parte del Governo, sui capitoli del “Libro bianco” che i sindacati le hanno esposto. “La nostra protesta in realtà è contro il ministero dell’Economia”, dichiara qualche leader sindacale.


In realtà le preoccupazioni sono relative anche a certi aspetti sui quali il ruolo che vorrà avere il ministero della Salute si rivelerà fondamentale. Dalla stangata per gli ospedali alle cure H24 sul territorio: tutto ciò, insomma, che potrà avvenire col “Patto per la salute” sul quale sempre giovedì scorso, non a caso, il Governo ha avviato il confronto con le Regioni, perché anche i governatori sono un’altra, e insidiosa, controparte per i medici e per tutta la dirigenza del servizio sanitario pubblico.

Anche la partita sul piano contrattuale è tutta da giocare visto che è ferma da oltre quattro anni. Il Governo non è disposto a riaprire i contratti nella dipendenza pubblica solo per i medici, ma in generale per tutte le categorie del pubblico impiego. I sindacati medici e della dirigenza sanitaria non medica,tuttavia, chiedono un rinnovo “a costo zero” (ma recuperando alcune parti economiche bloccate), eccetto però poter agire sulla parte più prettamente normativa e organizzativa per la professione.

In merito a questo aspetto hanno ricevuto qualche consenso piuttosto generico dal Governo e dalle stesse Regioni. La sede potrà essere quella del “Patto”, appunto, così come si pensa di fare per i medici di medicina generale, però tutto è ancora in alto mare, e del resto le scelte che saranno prese sia per gli ospedali che per le cure sul territorio, non depongono necessariamente a vantaggio della classe medica. Ecco perché i sindacati di categoria stanno in guardia.

Intanto oggi per 4 ore i medici sciopereranno e lo faranno senza che nessuno – né il Governo, né le Regioni – abbia potuto, o voluto, limitare questa iniziativa. L’astensione sarà di 4 ore, all’inizio di ciascun turno. Insomma, non sarà esattamente una giornata di ordinaria assistenza sanitaria per gli italiani. Nella speranza, ha ricordato il Tribunale dei diritti del malato, che le prenotazioni e gli esami già previsti, vengano recuperati subito, anche se la tempestività delle cure, in un Ssn dalle liste d’attesa infinite, è un modo di dire.


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