Ma che ci frega del royal baby? L’attesa di tutti i rotocalchi e dei media di tutto il mondo più in generale, sembra davvero terminata. Da settimane si rincorrevano voci sull’imminente parto di Kate Middleton, moglie dell’erede al trono d’Inghilterra, il principe William: ora pare proprio che ci siamo. Eppure, ogni volta che sentiamo pronunciare i loro nomi al telegiornale, molti di noi lo esprimono ad alta voce il proprio sdegno: “E allora?”

Nelle scorse settimane, giornalisti e operatori della Bbc e dei maggiori network britannici si sono assiepati ai cancelli del St Mary’s Hospital, a Londra, dove Kate era attesa per dare alla luce il primogenito. Una foga paragonabile soltanto a quella per l’annuncio di un nuovo papa, o alle convention americane per il nuovo presidente: eventi di ben altro spessore, insomma. E invece, nei giorni scorsi, nessuna “fumata bianca” dall’ospedale: addirittura, tra i più scatenati gossippari si era insinuato il dubbio che la giovane mamma più famosa al mondo avesse partorito in gran segreto, rompendo quel tacito protocollo che vede le vicissitudini della famiglia reale riprese con dovizia di particolari da tutti i tabloid inglesi.

Finalmente, stamane, l’attesa notizia: Kate è entrata in sala parto, a breve il regno britannico avrà un nuovo erede. Ma questa attesa spasmodica è davvero giustificata in un tempo di crisi in cui in tutta Europa tantissimi coetanei di William e Kate sono senza lavoro e non possono nemmeno permettersi di sognare una famiglia a causa delle ristrettezze economiche?


In tempi di Youth guarantee – il grande piano europeo per rilanciare l’occupazione giovanile – sentire dai titoli di testa dei telegiornali il bollettino sulle ultime riguardo la gravidanza di Kate, pare sicuramente piuttosto paradossale, quando non irritante. Tanto è vero che, non appena l’ultimo aggiornamento sul parto viene diramato, i social network si riempiono di messaggi e commenti ostili alla diffusione di queste notizie “futili”.

Eppure, al di là dei facili moralismi, anche le invettive fanno parte dell’attenzione generale attraverso questo genere di eventi, piaccia o non piaccia, planetari, ma totalmente ininfluenti soprattutto per chi non è cittadino inglese. Chi non ricorda, il 29 aprile 2011, la copertura mediatica che ottenne il matrimonio tra i prossimi genitori della Corona? Dirette tv in tutto il mondo, speciali, paragoni con Diana, e il vestito di Pippa Middleton, l’arcivescovo di Canterbury, il coro: è tutto parte di un meccanismo che aiuta a perpetuare la sacralità, in patria, della più famosa monarchia al mondo.

Le nozze in tv sono state seguite da 2 miliardi di spettatori, di cui mezzo milione di sudditi ammassati nelle strade solo per assistere a pochi secondi di passaggio degli sposi novelli. A ciò, sono seguiti speciali, biografie, numeri monografici dei settimanali, e addirittura la pubblicazione in dvd dell’intero evento. C’è da attendersi che l’hype attorno alla nascita del royal baby sarà del tutto simile.

E allora, naturale che a molti di noi, nei prossimi giorni, venga da sbuffare nel trovarsi condannati a sorbirsi per giorni gli ultimi aggiornamenti sulla nascita, partendo dal sesso del nascituro, per passare poi al nome scelto dalla coppia, al peso e allo stato di salute generale. Ma il fascino che una famiglia giovane, ricca, potente, immersa nei rigidi schemi di un’aristocrazia plurisecolare che ha trovato nei mezzi di comunicazione una delle più moderne – e funzionali – forme di legittimazione, anche sulla base di forti scandali, rimane una delle forme di svago che, anzi, in periodi cupi come questo, prolifica. Da una parte, ci sono soprattutto molte giovani donne – e non solo – che osservano con invidia, alimentando il sogno infantile di poter essere tutte, nella propria vita, Cenerentola o, più prosaicamente, “Pretty woman”. Dall’altra, invece, c’è la parte di voyeurismo puro, che è una componente ineluttabile dei piccoli gruppi sociali, diventata di massa con i media e il continuo flusso di informazioni tra tv e internet. Per chi semplicemente se ne frega, basta cambiare canale o, meglio, uscire a fare due passi.

 


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1 COOMENTO

  1. Non capisco perchè degli eventi privati dei leader nazionali e internazionali che non siano nostri parenti stretti ci si debba MAI nè preoccupare né occupare, indipendentemente dal momento di crisi o meno.
    CHISSENEFREGA SEMPRE; COMUNQUE E DOIVUNQUE.
    Abbiamo problemi più seri di cui occuparci!

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