La burocrazia della giustizia italiana è ancora troppo lenta? In che modo una fruizione intelligente ed innovativa delle tecnologie digitali potrebbe migliorare e velocizzare la gestione di questa ingente, costosa macchina? Sotto questa prospettiva, la diffusione delle funzionalità informatiche a supporto del Processo Civile Telematico (PCT), diventa un elemento alquanto rilevante anche se ancora molto lontano dal raggiungimento di una coerente omogeneità. Si passa infatti da città dotate della pressoché integrale copertura tecnologica, come ad esempio Milano, ad altre che invece possono momentaneamente beneficiare soltanto di limitati strumenti.

La gestione del procedimento totalmente informatizzata non è però attuabile in tutte le sue fasi: la causa che parte seguendo il canale telematico spesso infatti deve obbligatoriamente proseguire attraverso la tradizionale procedura cartacea. Nonostante, ad esempio, ci siano dei decreti che ammettono la possibilità di depositare degli atti per via telematica, in diversi casi gli uffici giudiziari non risultano ancora adeguatamente attrezzati per poter gestire globalmente la procedura in digitale.

Un’immissione del PCT che risulti efficiente ed indolore non diventa tuttavia soltanto il prodotto dell’adozione delle nuove tecnologie e dei relativi strumenti, anche un’adeguata preparazione formativa del personale (cancellieri, giudici, avvocati) infatti fa sì che il meccanismo possa realmente acquisire solidità e, contestualmente, realizzarsi in tempi brevi. In attesa dello switch-off decisivo (ovviamente accurato), non è infrequente assistere a procedimenti che procedono su un doppio binario, vedendo contrapposti, da un lato, un avvocato c.d. “telematico” e, dall’altro, uno “analogico”. In tal modo, il personale di cancelleria si trova spesso costretto a dover svolgere un ‘raddoppiato’ lavoro gestionale per quanto riguarda l’organizzazione dei documenti cartacei e digitali.


In aggiunta a ciò, il PCT non potrà mai raggiungere livelli elevati, in termini di diffusione e consistenza, senza il potenziamento delle strutture nazionali e locali, anche e soprattutto attraverso investimenti nelle strutture a supporto della giustizia digitale. Il quadro normativo di riferimento è infine alquanto frammentario: lo sviluppo normativo disomogeneo così come la mancanza, proporzionale al bisogno, di regole tecniche, hanno infatti portato ad un notevole rallentamento nel progresso evolutivo del PCT. Ad esempio, il sistema non concede la possibilità di delegare un terzo (un collega o la segretaria) ai fini della presa visione o dell’estrazione copia: questa facoltà continua, invece, ad essere largamente esercitata nel mondo “analogico”.


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1 COOMENTO

  1. Vogliamo aggiungere un altro elemento? La mancanza di “innovazione” da parte di moltissimi colleghi avvocati (non necessariamente anziani) che non vogliono sentir parlare di tecnologia, consolle avvocato e pct?
    Ad oggi a Milano esistono ancora file incredibili all’Ufficio che dà informazioni sul Ruolo e sullo stato dei fascicoli: tutte cose facilmente consultabili da studio.
    E la cosa curiosa è che tale servizio è stato potenziato! Andrebbe eliminato, altrochè potenziato! Solo cambiando radicalmente la mentalità potremo evolvere!

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