Il Senato ha detto no alla mozione di sfiducia presentata dal MoVimento 5 Stelle contro il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Decisiva la posizione del Partito democratico, che, dopo le fibrillazioni dei giorni scorsi, ha deciso che la linea comune del gruppo sarebbe stata quella di sostenere il ministro.

In realtà, però, non tutti i senatori Pd hanno votato contro la mozione di sfiducia, come richiesto dal segretario Guglielmo Epifani: alcuni rappresentanti vicini all’area di Matteo Renzi hanno infatti preferito astenersi nei confronti del ministro, una posizione che, comunque, a palazzo Madama equivale a un voto contrario.

Dunque, nella sostanza nulla è cambiato, ma la volontà di marcare una differenza all’interno del Partito democratico è emersa chiaramente: a evitare una spaccatura nella forza più rappresentata in Parlamento e, dunque, nella maggioranza che sostiene Enrico Letta, sicuramente ha pesato il monito del presidente della Repubblica, che ha messo in guardia come la rimozione di Alfano dal suo dicastero avrebbe portato pesanti contraccolpi al governo.


Sulla questione, i dissidenti del Pd non hanno mancato di segnalare come sia “mancato il rispetto dei diritti umani, estradando due persone in un Paese come il Kazakistan, dove vige la pena di morte, in sfregio alla Convenzione mondiale dei diritti dell’Infanzia del 1989”, come ha messo in evidenza uno dei maggiori critici della vicenda, il senatore Pd Felice Casson.

A votare a favore della mozione, solo il gruppo che ne ha presentato il testo in Senato, cioè il MoVimento 5 Stelle, più qualche avventuroso senatore solitario, tra cui Felice Casson, il capo dei critici interni al Pd sulal linea del partito. Dunque, il governo esce indenne dal caso kazako, ma le ripercussioni potrebbero continuare a farsi sentire di qui in avanti. Di certo, l’esecutivo ha trovato la prima, grande macchia da quando si è insediato come l’unica soluzione possibile, con la benedizione del presidente rieletto Napolitano.

Il doppio blitz nella villa dove sono state prelevate Alma Shalabayeva e la figlia, per essere rimpatriate a tempo di record nel paese guidato dal nemico Nazarbaev, in cerca di Mukhtar Ablyazov, marito di Alma e oppositore al regime kazako.

In chiusura di dibattito, al Senato è intervenuto anche il premier Enrico Letta, che ha discolpato nuovamente il proprio vice Alfano: “Abbiamo scelto la linea della trasparenza totale, aprendo un’indagine interna per mettere in evidenza tutti gli elementi di criticità. Da lì è scaturito inequivocabilmente come l’esistenza e l’andamento delle procedure di espulsione no fossero state comunicate al governo. E’ emersa in modo chiaro l’estraneità del ministro dell’Interno sull’accaduto”

Vai al testo della mozione contro Alfano


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