Nursultan Nazarbaev fino alla scorsa settimana era il presidente di un remoto paese ex sovietico, praticamente ignoto alle cronache se non per il nome dello Stato che facilmente si presta ai doppi sensi in lingua italiana. E invece, ecco che tutti nel nostro Paese, da pochi giorni, si sono accorti come il leader politico del Kazakistan altri non sia che un dittatore, che ha vinto le ultime elezioni con il 95% dei voti, perseguitando alcuni oppositori come lo stesso Mukhtar Ablyazov.

In realtà, però, nessun lcapo partito italiano – a parte il MoVimento 5 Stelle – è venuto allo scoperto chiedendo quali siano i legami così stretti che legano a doppio filo l’Italia e il Kazakistan, crocevia nelle viedei gasdotti e riserva naturale – e geopolitica – tra Europa e Asia.

Negli ultimi giorni, si è parlato molto anche di un incontro – mai confermato – tra lo stesso Nazarbaev e Silvio Berlusconi in Sardegna, a circa un mese dall’espulsione di Alma Shalabayeva, il caso che sta imbarazzando il governo.


In realtà, però, Nazarbaev si trova al vertice del proprio Paese da diversi anni, e nella sua carriera politica ha intrattenuto stretti rapporti con esponenti politici italiani di tutte le fazioni, non solo con il Cavaliere che, pure, ne tesseva le lodi smodatamente.

Addirittura, nella sua rete di relazioni internazionali, il presidente kazako vanta frequentazioni con Oscar Luigi Scalfaro, Lamberto Dini, Mario Monti e Romano Prodi: una sfilza di presidenti della Repubblica, o primi ministri, che si sono recati al capezzale del leader kazako negli ultimi anni.

Addirittura, il più fedele di tutti sarebbe stato proprio Romano Prodi, che incontrò la controparte kazaka diverse volte per ciascuno dei 4 anni in cui si trovò a governare. Ma non era soltanto l’Italia a guardare con occhi fortemente interessati verso il Baltico: anche l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, l’ex premier inglese Tony Blair, e altri esponenti di spicco della piolitica europea hanno dimostrato di avere grande considerazione per il Paese ex sovietico e il suo tutt’altro che democratico presidente.

Insomma, un parterre che non esclude nessuno dei leader più in vista degli ultimi vent’anni nel vecchio Continente e,in particolar modo, in quella Italia, oggi scandalizzata per le proporzioni di un caso rimasto in sordina oltre un mese, ma già noto agli organi di informazione.

Un altro particolare emerso nelle ultime ore, infatti, racconta di come la nota agenzia di comunicazione Ansa avesse lanciato un dispaccio lo scorso 31 maggio, sull’espulsione appena avvenuta di Alma Shalabayeva dal territorio italiano insieme alla figlia Alua. Dunque, anche l’informazione sapeva: e con i contatti frequenti che il presidente kazako – e i suoi fedelissimi – dimostrano di avere con i vari governi nostrani, possibile che neanche un ministro fosse al corrente dei raid compiuti dalla polizia per stanare Ablyazov?

Domani, intanto, è il giorno della mozione di sfiducia ad Alfano: il Pd, come consuetudine, è spaccato, tra chi vorrebbe mandare a casa il ministro e chi, invece, pensa a preservare il governo di Enrico Letta. Indubbiamente, alla chiusura del caso kazako, la politica italiana uscirà profondamente cambiata.

 


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