Il caso Shalabayeva è tutto fuorché rientrato. Continua a tenere il governo sulla graticola la vicenda dell’espulsione dal territorio italiano della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, rimpatriata insieme alla figlia dopo un raid compiuto lo scorso 28 maggio nella casa vicino Roma dove erano stati scovati dall’ambasciata kazaka. Ieri, in serata, il ministro degli Interni ha dichiarato di essere stato all’oscuro di tutta l’operazione, a poche ore di distanza dalle dimissioni del suo capo di gabinetto, Giuseppe Procaccini.

Proprio lo stesso Procaccini, quest’oggi, irrompe su tutti i quotidiani nazionali con le affermazioni che potrebbero cambiare l’esito del caso kazako:  ”Io – assicura Procaccini – informai il ministro. Alfano mi disse di incontrare l’ambasciatore kazako, venuta a parlare della ricerca di un latitante. Mi sento offeso”. Secondo quanto si evince dalle posizioni ufficiali, invece, nessuno dei ministri era al corrente di cosa stava succedendo, ossia le due operazioni coordinate tra Digos e forze di polizia al fine di trovare il kazako ostile al dittatore in carica Nursultan Nazarbayev. Proprio Nazarbayev, ha scritto qualche giorno fa L’Unione sarda, avrebbe avuto a inizio luglio un incontro privato in Sardegna con Silvio Berlusconi, circostanza poi prontamente smentita dall’entourage del Cavaliere.

Comunque sia, l’allarme rosso per il governo è tutto fuorché rientrato. Ieri, le dichiarazioni in Senato del ministro Alfano non hanno convinto né i suoi più accaniti oppositori – in particolare Sinistra, Ecologia e Libertà e, soprattutto, il MoVimento 5 Stelle – né i rappresentanti del Partito democratico, rimasti in silenzio ad ascoltare la sua dissertazione, tra l’altro senza che, al suo fianco, si presentassero né il presidente del Consiglio né il ministro degli Esteri Emma Bonino.


Sul capo del ministro degli Interni, poi, pende la mozione presentata proprio dai grillini, che verrà discussa e votata entro venerdì, preannunciando, insomma, almeno altri due giorni di fuoco per il governo.

Intanto, torna a farsi sentire anche Silvio Berlusconi, evidentemente preoccupato per la tenuta del governo in caso di dimissioni del suo pupillo dal Viminale e, soprattutto, dalla vicepresidenza del Consiglio. “Angelino non si tocca”, ha dichiarato il Cavaliere al Corriere della Sera. Berlusconi, poi, riversa la responsabilità sui funzionari amministrativi del Ministero, rei di non aver messo al corrente Alfano: una posizione sostenuta, ieri sera, anche da Massimo D’Alema, che ha affermato “Il Ministro non può sapere se non viene informato”.

A tenere in scacco ancora Alfano, poi, c’è la relazione del capo della Polizia Alessandro Pansa, che il ministro dell’Interno ha letto in Aula nella sua informativa ai senatori. E proprio su questo punto, sia Pd che Scelta civica, alleati di governo del Pdl, avrebbero preso tempo per valutare i prossimi passi. Con le dichiarazioni di Procaccini, però, lo scenario potrebbe subire un cambio radicale e, qualora Alfano venisse costretto a rimettere l’incarico, il governo subirebbe un colpo durissimo, probabilmente da ko.

Leggi cosa è accaduto nel caso Shalabayeva

Leggi la mozione di sfiducia del MoVimento 5 Stelle

Leggi la relazione del Capo della Polizia Alessandro Pansa


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