A un anno esatto di distanza dalla traversata di Mario Monti, si torna a parlare con insistenza di spending review. Sarà il clima vacanziero alle porte, sarà la fase di stallo prima dell’autunno caldissimo che si prospetta, tra rinvii Imu e Iva, oltre all’immancabile legge di stabilità, ora anche i ministri di Enrico Letta stanno ragionando come ridurre i costi dei loro apparati.

Il fine, dunque, resta il medesimo. Dodici mesi or sono, la strategia del governo tecnico partiva da lontano, per arrivare a una riforma a largo raggio dei comparti statali, dalla pubblica amministrazione alla giustizia. Buona parte di questo rinnovamento, tra l’altro, deve ancora entrare in vigore, con lo smaltimento degli esuberi dei dipendenti statali e l’avvio della nuova geografia giudiziaria in programma per il prossimo settembre.

A coadiuvare l’ex premier ora senatore a vita, erano due Commissari: quello per la spesa pubblica Enrico Bondi e quello per i costi della politica Giuliano Amato. Ora, la linea sembra essere confermata e, nonostante il cambio di esecutivo, potrebbe essere nominato almeno uno specialista sui rientri nei piani economici, al fine di contenere qualche risorsa in più nelle casse dello Stato sul totale di 800 miliardi di spesa.


Nel mirino, innanzitutto, proprio i Ministeri e le istituzioni centrali fino alle regioni, dopo la cura da lacrime e sangue a cui son stati sottoposti gli enti locali. Con le Province in via di eliminazione tramite ddl costituzionale, allora, osservate speciali divengono ancora una volta le Regioni, le quali, dopo gli scandali dei mesi scorsi, con la questione Fiorito che provocò la caduta della giunta Polverini nel Lazio, le perquisizioni della Guardia di Finanza negli uffici di diverse assemblee regionali e altri casi eclatanti, potrebbero conoscere una nuova dieta personalizzata.

Sul fronte economico, invece, occhi puntati sulla cabina di regia in programma giovedì, cui prenderanno parte sia i ministri che il premier Letta, assieme ai rappresentanti della maggioranza. I punti all’ordine del giorno sono esclusivamente due ma riguardano le decisioni più significative assunta in queste settimane dal governo: il rinvio dell’acconto Imu a settembre e la procrastinazione dell’aumento di un punto di Iva a ottobre.

Per scongiurare definitivamente sia l’Imu sulla prima casa che la crescita dell’Iva, il governo cerca in tutto 5 miliardi: quattro per l’imposta sugli immobili e uno per quella sui consumi. Possibile, soprattutto riguardo la stessa Imu, che si valuti la possibilità di rimodellare secondo un criterio più generale la tassazione sul comparto abitativo, includendo a questo proposito anche la Tares.


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