Ancora nessuna soluzione all’orizzonte per l’odissea di migliaia e migliaia di esodati, che, a 20 mesi dall’entrata in vigore della riforma Fornero sulle pensioni, si vedono ancora ai margini del welfare nonostante i decreti varati per recuperare le loro posizioni previdenziali.

A oggi, sono 130.130 gli esodati che gli ultimi due governi hanno preso l’impegno di salvare: suddivisi rispettivamente in tre provvedimenti – due decreti e un emendamento alla legge di stabilità – da 65mila, 55mila e 10.130 posizioni disponibili per l’uscita dal lavoro secondo le vecchie regole.

La marcia di reintegro dei non salvaguardati però, procede a rilento: innanzitutto, perché di questi virtualmente tratti in salvo, le pensioni effettivamente erogate ammontano a poco più di un decimo secondo i dati dell’Inps, ma, ancor più gravemente, perché dallo scorso gennaio non un solo esodato in più è stato tratto in salvo rispetto a quelli già preventivati dal governo Monti.


In sostanza, con l’entrata in vigore della legge di stabilità 2013 e l’avvio del relativo iter di recupero degli ultimi 10mila esodati lasciati per strada dai nuovi requisiti, non si sono aperte altre posizioni, nonostante il neopremier Enrico Letta avesse annunciato nei suoi discorsi programmatici il proprio impegno a occuparsi quanto prima della tragedia dei non tutelati.

Così, agli emarginati dallo Stato, dopo decenni di duro lavoro, finiti con le spalle al muto per opera di una riforma troppo rigida e ben poco lungimirante in termini di ricadute sociali, non resta che protestare, proprio come accaduto ieri sera, in occasione della cena indetta dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, a cui erano invitati i presidenti delle Camere e i vertici delle Commissioni parlamentari, oltre ad altri personaggi di spicco della politica del Paese.

Così, alcuni esodati hanno organizzato un sit in per urlare la propria rabbia ai papaveri delle istituzioni che sfilavano di fronte a loro in abito da sera, per chiedere un intervento urgente e vedere salvate le loro posizioni.

Tra i pochi a fermarsi, sicuramente la più attenta è stata la presidente della Camera Laura Boldrini, che, personalmente, si è presa in carico di fare pressing su ministro del Lavoro e sul Parlamento per accelerare il recupero degli esodati mancanti, un numero per la verità ancor abnorme, superiore a 200mila ex lavoratori abbandonatni a loro stessi.

Intanto, in parlamento qualcosa cerca di muoversi, dopo lo stop a un’interrogazione presentata da alcuni onorevoli del Pd, tra cui Laura Puppato e Stefania Pezzopane. I firmatari hanno annunciato che presto presenteranno una nuova istanza: “Non ci si può lavare le mani di 170mila persone”, hanno dichiarato.

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  1. L’UNICA sola soluzione possibile è che lo stato mantenga l’impegni presi a suo tempo con migliaia di lavoratori che sono usciti dalla linea produttiva per far posto a nuove entrate di giovani o per dar respiro alle aziende in crisi. Ora per ironia della sorte quelli che come me si sono fatti da parte per dar spazio ai giovani (io ero un capo reparto e costavo molto all’azienda) o per dar respiro all’azienda succede che l’azienda è ripartita e magari (come la mia) grazie alla fuoriuscita di diversi operai ha aggiustato i suoi costi ed ora grazie ad una pur piccola ripresa del settore (dove pultroppo aziende più grasse sono state costrette a chiudere) ed al fallimento delle dirette concorrenti addirittura stanno (per fortuna) assorbendo i fuoriusciti da queste aziende. E NOI ? CHE ABBIAMO FATTO SI CHE TUTTO QUESTO POTESSE ACCADERE COSA FACCIAMO? CI RITROVIAMO CON LE PEZZE AL CULO PERCHè LO STATO NON HA MANTENUTO I SUOI IMPEGNI!!!!! VERGOGNA! Letta in primis dovrebbe farsi carico di questo problema e se questo non avverrà non sò cosa potrebbe succedere perchè la gente è stufa e piuttosto che vivere nella miseria costretta da uno stato infedele nei suoi confronti è pronta a morire ma non suicida.

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