Il Governo sta cercando di rimediare alla questione insegnanti che, pur avendo i requisiti, non riescono ad andare in pensione, per via della “quota 96” introdotta dalla riforma Fornero. E’ stato lo stesso ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, a dichiararlo annunciando che presto verrà elaborata una soluzione in merito. Il ministro, inoltre, ha dichiarato finita la stagione dei tagli e che per il futuro sono previste novità per quanto concerne la valutazione, mentre sulla ricerca sostiene che vada cambiato il modo per finanziarla.

Nell’intervento ai microfoni di Radio Anch’io, Maria Chiara Carrozza ha rivelato che proprio in questi giorni si sta lavorando congiuntamente al ministero del Lavoro per cercare un rimedio in tempi stretti al nodo dei docenti che non possono godere della pensione.La normativa – ha spiegato la responsabile di viale Trastevere – non ha tenuto conto della specificità della scuola, che lavora per anni scolastici e non per anni solari. Invece bisogna tener conto degli anni scolastici di servizio”.

L’ex rettore della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa ha fatto considerazioni in merito anche alla valutazione visto che domani verranno presentati i risultati dei Test Invalsi. Ha evidenziato come sia necessario renderla più omogenea e meno rigida; “la valutazione – ha spiegato – non è un punto dato a una persona, ma al suo esame dato in quel particolare contesto”. Per questa ragione non può “essere una cosa rigida su cui si basa tutta la sua vita futura”. Da qui si genera quello che definisce l’obbligo a lavorare per avere delle prove standard come quelle Invalsi che permettano, migliorandole, di avere una valutazione omogenea su tutto il territorio nazionale.


Con gli esami di Stato che ormai si avviano alla conclusione in tutta la penisola, il pensiero del ministro va poi al cosiddetto “bonus maturità”, che nei mesi scorsi ha sollevato parecchie polemiche. A tal proposito Maria Chiara Carrozza invita a non considerarlo un “bollino” per gli anni (e gli studi) successivi: “Sono contraria – evidenzia – a utilizzare troppo il voto come determinante per l’accesso ai corsi successivi. Può essere una piccola percentuale che dà una specie di incentivo ad avere voti alti, ma non deve essere un bollino che poi determina percorsi alternativi in cui lo studente viene confinato e da cui non esce più”.

Nel ribadire ciò che il suo partito (il Pd) ha promosso in campagna elettorale, il ministro dell’Istruzione ritiene chiusa l’era dei tagli per scuola, università e ricerca. Ora è necessario lavorare per incrementare le risorse. “Dobbiamo impegnarci per questo – dice Carrozza – Saccomanni sta lavorando e noi dobbiamo lasciarlo fare. Ci sarà l’opportunità di capire se e come trovare delle risorse, e liberarle per la scuola”. Fermo restando che, una volta trovati, i soldi andranno indirizzati innanzitutto per aggiornare la formazione tecnologica dei docenti.

In ultimo un pensiero è andato al finanziamento della ricerca che, a suo dire, va cambiato. Tendendo verso “un sistema finalizzato all’obiettivo e non tanto al processo, al bando, alla selezione del proponente come è adesso”. Dopo aver orientato di più le iniziative precedenti sulla parte amministrativa di validità e di rendicontazione e meno sulla gestione della programmazione della ricerca, bisogna ora decidere “dove vogliamo andare e cosa vogliamo fare in questo Paese”, è la sua promessa. 


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