Sulla riforma delle pensioni, il governo è alle prese con il bilancino. Se revisione della legge Fornero sarà, infatti, l’esecutivo di Enrico Letta dovrà giocoforza introdurre gli aggiustamenti senza sforare il piano di risparmio che la norma attualmente in vigore garantisce fino al 2021: ed è un quadro, neanche a dirlo, molto rigido.

Insomma, se davvero il ministro del Lavoro Giovannini e il premier decideranno di apportare modifiche alla norma che regola le uscite dal lavoro e l’avvio della fase previdenziale della vita, dovranno attuarle con il bisturi, mettendo in pratica ritocchi mirati ma in grado di rendere per quanto possibile più elastici i criteri di accesso alla pensione.

Così, obiettivo primario di qualsiasi ragionamento di  “controriforma” dovrà essere quello di non sperperare i circa 80 miliardi di euro stimati dai conteggi del Ministero e dei ragionieri delle istituzioni che, di qui al 2021, dovrebbero restare nelle casse dello Stato per effetto delle misure introdotte sulle pensioni con il decreto salva Italia.


Ciò, comunque, non dovrebbe precludere un ritorno alla flessibilità in uscita, come confermato dallo stesso ministro del Lavoro in una videochat della settimana passata, nel corso della quale, anzi, è stato fissato anche il termine temporale entro cui questi correttivi dovrebbero essere apportati alla legislazione vigente: il prossimo, e imminente, mese di settembre.

Sui dettagli delle modifiche apportate dal tandem Letta-Giovannini alla legge Fornero, ancora non ci sono certezze. Sicuramente, si punta ad abbassare l’età pensionabile ma senza provocare traumi contabili al sistema previdenziale, già con l’acqua alla gola, anche nel suo cuore pulsante dell’Inps.

Obiettivo principale, in sostanza, dovrebbe finire per essere quello di ridurre il minimo anagrafico dagli attuali 66 anni – scattati in ragione dell’incremento della speranza di vita secondo quanto stabilito proprio dalla norma Fornero – a 62 o 63 anni, con rispettive penalizzazioni del 2% sull’assegno mensile per ogni anno in meno lavorato, corrispondente al bonus che si vedrebbe riconosciuto in caso di uscita dai 67 ai 70 anni.

Sicuramente, se un piano di revisione delle pensioni verrà varato, finirà per essere coordinato alle novità introdotte per i giovani con il decreto lavoro della scorsa settimana: a questo proposito, dunque, tornerebbe d’attualità anche la politica del turnover tra ingressi e uscite dai posti di lavoro, che, secondo alcuni calcoli, verrebbe a costare circa 1,5 miliardi.

E non ci sono soltanto le note positive: come tutti sanno, infatti, la riforma Fornero è la stessa che ha generato circa 300mila esodati, di cui soltanto 130mila finora sono stati presi in carico dal governo, mentre le pensioni effettivamente erogate sono di molto inferiori. Naturale, dunque, che la priorità sul welfare investi proprio i non salvaguardati: il governo potrebbe decidere di ampliare leggermente la platea con le poche risorse a disposizione. Come si vede, dunque, non ci saranno rivoluzioni, ma solo la messa a punto di un meccanismo di già efficiente per le finanze pubbliche, ma a dir poco crudele per i contribuenti e i lavoratori più anziani.

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4 COMMENTI

  1. PERR FAVORE LIBERALIZZIAMO LE PENSIONI:
    I giovani disoccupati sono troppi, non ci manterranno da vecchi se staranno a casa nostra sino a 40 anni andando avanti con qualche lavoro a termine o precario. L’Italia ha bisogno di nuovi nuclei familiari, della ripresa delle nascite/edilizia/consumi freschi (o tra 30 anni saremo solo vecchi e bamboccioni senza professionalità); che gli over 55 siano liberi di andare in pensione in funzione dei contributi versati e delle aspettative di vita: CHI VUOLE LAVORI SINO ALLA MORTE, CHI PUO’ SI TOLGA DAI PIEDI AL Più PRESTO E MAGARI PROPONGA LA “STAFFETTA”, E’ URGENTE…

  2. Sono sicuro che la maggior parte degli italiani avranno maledetto e continuernno a maledire la Prof.ssa Fornero che è stata considerata il peggior ministro della storia della Repubblica. Al Governo letta dico che non si possono penalizzare sempre le stesse categorie: Già il Premier Monti ha protetto i poteri forti: Letta non cadere nel tranello del ricatto continuo; proteggi le classe media che ha già pagato tanto. FATE ANCHE VOI QUALCHE SACRIFICIO TANGIBILE E NON INCULATE SEMPRE NOI. NON ESASPERATECI PERCHE’ POTRESTE PAGARLA MOLTO CARA.

  3. Ministro Giovannini e Ministro Saccomanni, andate a casa, vi state divertendo?, siete peggio della Fornero, vi dovreste vergognare a mettere ancora in dubbio l’uscita per chi ha già maturato 40 o 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Dovreste avere avuto voi una vita lavorativa di pendolare. Non si gioca con l’equilibrio piscologico di quei lavoratori che si sono visti allontanare i sogni coltivati per una vita che guarda caso, riguardano per lo più aiuti per una migliore sistemazione dei propri figli ( per la maggior parte ancora disoccupati).

  4. Governo, On. Letta, On. Giovannini, vergogna!!!
    Prima i proclami “”” la nazione ha rotto il patto con gli esodati, impegno prioritario è risolvere il tema esodati..”””” siamo senza lavoro, senza pensione senza soldi, ci avete rubato la dignità e le speranze…VERGOGNA!!!!!!!!!!!!

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