La Consulta ha bocciato il taglio delle province ma il Governo Letta dovrebbe avere già in serbo una contromossa, visto che la data di ieri era osservata con grande attenzione da tempo dall’Esecutivo dal momento che il riordino delle province resta un tema centrale della politica italiana. Allo stato dei fatti la soluzione più gradita all’interno della maggioranza sarebbe quella di procedere con una strategia fatta di due mosse; Ddl costituzionale e disegno di legge ordinamentale. Questo è quanto ha dichiarato ieri al Sole 24 ore il ministro degli Affari regionali Graziano Delrio.

Rispettiamo le osservazioni della Corte e ci regoleremo di conseguenza” ha dichiarato l’ex presidente dell’Anci, che ha poi aggiunto “adegueremo il metodo secondo le indicazioni importanti della Corte. La riforma del sistema deve proseguire”. Dello stesso tipo la reazione del titolare delle riforme, Gaetano Quagliariello, che ha detto che la pronuncia della della Corte costituzionale “rende ancora più importante intervenire attraverso le riforme costituzionali sull’intero Titolo V, in particolare per semplificare e razionalizzare l’assetto degli enti territoriali”.

Per il ministro del Pdlè il tempo di rendersi conto che mancate riforme e scorciatoie hanno un costo anche economico che in un momento di così grave  crisi il Paese non può più sopportare”. Il Governo, come misure da mettere in atto, potrebbe affidarsi, da una parte, a un provvedimento ordinario di natura ordinamentale (quindi un disegno di legge) che riproponga il riordino voluto a suo tempo dal cosiddetto Governo Tecnico, però con qualche correzione e miglioramento rispetto alla versione di allora.


Dall’altro si pensa ad un Ddl costituzionale che riformi l’intero Titolo V, se possibile scorporandolo dal resto delle riforme costituzionali in agenda. Ad ogni modo trovare la quadratura del cerchio, soprattutto su questa ultima parte, non sembra una cosa poi così semplice. Nella riunione dei 40 saggi di tre giorni fa sono emerse almeno tre correnti di pensiero diverse; destinare alle Regioni il compito di riorganizzare i propri enti di mezzo mediante un referendum popolare; sopprimere completamente le Province dagli articoli 114 e seguenti della Carta, e in ultimo decostituzionalizzare le amministrazioni di area vasta che verrebbero riorganizzati su base regionale in base ai principi stabiliti dallo Stato.

Intanto mentre attendono di andare a vedere le carte in mano al Governo, le Province non nascondono la loro soddisfazione per la decisione della Consulta di ieri. Per il presidente dell’Upi, Antonio Saitta, lo stop deciso dalla Consulta significa che ” nessuna motivazione economica era giustificata e quindi la decretazione d’urgenza non poteva essere la strada legittima“. Inoltre ha poi sottolineato che ” per riformare il Paese si deve agire  con il pieno concerto di tutte le istituzioni, rispettando il dettato costituzionale. Non si può pensare di utilizzare motivazioni economiche, del tutto inconsistenti, per mettere mani su pezzi del sistema istituzionale del Paese”.


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2 COMMENTI

  1. Fa cadere le braccia che un governo composto da tecnocrati o tali presunti e la Presidenza della Repubblica si siano messi otto i piedi l’articolo 77 della Costituzione in una materia quale quelle del riordino degli enti teritoriali, col pretesto dell’emergenza economica del Paese.
    Ogni emergenza in Italia è pretesto per violare l’art. 77: gli esempi sono innumerevoli. Sarebbe auspicabile che il controllo di costituzionalità venisse affidato alla Corte Costituzionale in via preventiva e necessaria e non, come avviene adesso, in via successiva e su ricorso di organi legittimati. Conseguentamente dovrebbero essere eliminati le commissione parlamentari degli affari costituzionali e gli interventi del Presidente della Repubblica per questi profili sugli atti aventi forza di legge.
    Un auspicio del genere non ha possibilità di tradursi in concreto, perchè troppo elementare
    e in Italia non si riforma che non sia più complicato di prima.

  2. MENO MALE CHE LA CONSULTA C’E’
    Chi ha letto i miei scritti, sa che fin dall’inizio ho sostenuto che l’abolizione delle Province (così come si pretendeva di fare da alcuni “manovali del diritto”) era un atto contrario alla Costituzione, e questo sotto il profilo della legittimità. Circa la ragion d’essere di questi Enti che, tra l’altro forniscono occupazione, mi si dovrebbe spiegare perché toglierli se quando l’Italia era una Nazione che funzionava bene (cioè una quarantina d’anni fa) le Province non solo c’erano ma si moltiplicavano anno dopo anno. Bravo il Presidente dell’ U.P.I. Antonio Saitta al quale raccomando di vigilare affinché Enrico Letta ed i suoi nuovi amici non commettano abusi e/o violazioni. De Ughis

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