A seguito del durissimo colpo inflitto dalla rivista scientifica “Nature” tramite un articolo che di fatto ha stroncato il metodo Stamina ideato e concepito da Davide Vannoni, arriva oggi via facebook l’ultimatum del presidente di Stamina Foundation. Dopo l’iniziale reazione di ieri sera a difesa del metodo d’intervento messo a punto dalla propria Fondazione, Vannoni, posta sul social un corposo commento in cui evidenzia tutti punti critici dell’articolo pubblicato su “Nature” sottolineando la sussistenza di “pagine riempite di calcoli sbagliati” e “falsi scoop da giornaletto parrocchiale“.

Attraverso la pagina facebook il fondatore di Stamina conferma, dunque, su tutti i fronti il proprio patrocinio al metodo che utilizza le cellule staminali per curare alcune, inguaribili, patologie. Anche l’aspetto politico non viene sottovalutato da Vannoni che al riguardo scrive: “A questo punto direi che se il ministro Lorenzin vuole dare seguito a quanto deciso dalle Camere dovrà fornire a Stamina garanzie maggiori di obiettività della sperimentazione. Se, invece, ritiene di dare seguito alle argomentazioni di Bianco & co (ossia gli esperti citati dall’articolo della rivista scientifica ‘contestatrice’) chiediamo che ne dia comunicazione immediata, in modo da non farci perdere più tempo, in funzione, soprattutto, delle centinaia di persone che a Brescia attendono di essere trattate con la metodica Stamina e che, nonostante questi maccheronici opinionisti, è già una realtà terapeutica per centinaia di persone“.

Entrando nel dettaglio, prosegue Vannoni nel post, “chiediamo che:
1. La standardizzazione che stiamo facendo della metodica non venga in alcun modo modificata.
2. Spetti a Stamina la scelta delle tre patologie su cui fare la sperimentazione (suggeriamo Sla, paresi cerebrale infantile ed una malattia degenerativa non neurologica);
3. Venga individuato un solo laboratorio per la produzione cellulare in cui i nostri biologi possano controllare la produzione;
4. Vengano individuati al massimo due centri per le applicazioni cliniche e le valutazioni che siano in prossimità del centro di produzione;
5. Venga nominata una CRO (organismo di controllo internazionale super partes) che certifichi tutti i dati ottenuti e l’applicazione della buona pratica clinica“.


E la replica del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, non si è fatta attendere. Il capo del dicastero ‘sanitario’ infatti ha rimesso nelle mani del mittente l’ultimatum lanciato via web: “A questo punto Vannoni ha una strada percorribile tracciata dal Parlamento: consegnare il protocollo ad un comitato composto da profili di altissimo livello senza fare trattative che nulla hanno a che fare con la costruzione di comitati scientifici”. Il ministro ha infine rimarcato come siano numerose le “luci e le ombre” che fin da principio hanno attanagliato la questione ‘Stamina’. “La denuncia di Nature è molto grave e desta preoccupazione“, ha concluso Lorenzin.

Effettivamente la diatriba sulla sperimentazione e sul correlato, effettivo, utilizzo delle cellule staminali concepito dal metodo di Vannoni non sembra mai stata intenzionata a placarsi. Nonostante il beneplacito, seppur parziale, del Parlamento la metodica continua a destare dubbi e perplessità fuori e dentro le mura accademiche. L’unica certezza che, al momento rimane, impressa agli occhi di noi profani è l’evidenza benefica che l’iniziazione delle cure ha apportato a diversi pazienti considerati contrariamente inguaribili e di conseguenza non migliorabili.


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