Oggi, la Corte di Cassazione apre le porte a Roma all’ultimo, importante, epilogo della lunga e travagliata vicenda del Lodo Mondadori. La Terza Sezione civile della Suprema corte, presieduta da Francesco Tritone, già in mattinata prenderà in esame il ricorso depositato nel novembre 2011 dai legali di Fininvest, tra cui Romano Vaccarella e Giuseppe Lombardi, contro il verdetto pronunciato il 9 luglio del 2011 della Corte d’Appello civile di Milano tramite cui i giudici imposero alla famiglia Berlusconi il pagamento di 564 milioni di euro alla Cir-Compagnie Industriali Riunite, la holding italiana quotata in borsa e controllata al 46% dalla COFIDE della famiglia De Benedetti.

La Cir, su opinione dei magistrati, fu vittima di un danno diretto ed immediato a causa della sentenza con cui i giudici della Corte d’Appello di Roma, presieduta da Vittorio Metta, la cui corruzione è stata peraltro assodata in sede penale, decretarono che il Lodo Mondadori fosse nullo, rimettendo di fatto la più grande casa editrice italiana nelle mani del Cavaliere, rimasto a capo del consiglio di amministrazione di Fininvest fino al gennaio del 1994 e “dominus” dell’atto corruttivo.

La cosiddetta ‘guerra di Sagrate’ tra Fininvest e Cir, infatti, iniziò sul finire degli anni 80’ con l’assicurazione del controllo diretto, da parte dell’allora giovane imprenditore Silvio Berlusconi, di uno dei maggiori gruppi editoriali nostrani. La causa civile fu intentata dalla Cir in virtù della sentenza penale sul Lodo Mondadori, sopraggiunta nel 2007, con la condanna definitiva per corruzione in atti giudiziari, oltre che a carico del giudice Metta, dell’avvocato di Fininvest Cesare Previti e degli altri due legali Giovanni Acampora e Attilio Pacifico.


A margine dei lavori d’esame gli ermellini, dopo il ritiro in camera di consiglio, esporranno la decisione e  le motivazioni, le quali saranno comunicate in ordine simultaneo entro massimo un mese. Il ricorso avanzato dalla Fininvest, diretto a contrastare il maxi-risarcimento concesso alla Cir, è corposo ed articolato, lungo 226 pagine e composto da 15 motivazioni. Al momento, l’importo prescritto è congelato in attesa del pronunciamento definitivo della Corte.


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