Al Presidente del Senato

Sen. Pietro Grasso

Al Presidente della Camera


On. Laura Boldrini

 

Gentilissimi Presidenti,

a breve le Camere saranno chiamate ad eleggere i c.d. membri laici del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, di quello della Corte dei Conti e di quello della Giustizia Tributaria.

La delicatezza e l’importanza di siffatte nomine, è evidente. Gli eletti andranno a perfezionare la composizione di organi collegiali fondamentali per l’equilibrio democratico del nostro Paese, fondato sulla separazione tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e sull’autonomia e indipendenza della magistratura. I Consigli di Presidenza in questione infatti costituiscono gli organi di autogoverno dei magistrati amministrativi (TAR e Consiglio di Stato), della magistratura Contabile (Corte dei Conti) e della magistratura tributaria (Commissioni Tributarie), vigilando sulla piena indipendenza e imparzialità delle magistrature speciali, così come il Consiglio Superiore della Magistratura fa con i giudici ordinari.

Lo scopo della presenza dei “membri laici” è di evitare che tali organi di autogoverno delle diverse magistrature possano assumere un ruolo di rappresentanza meramente corporativa del rispettivo ordine giudiziario, in totale estraneità rispetto al circuito democratico. Per questo motivo la legge 205/2000 ha previsto per il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa la presenza di “quattro cittadini eletti, due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, tra i professori ordinari di università in materie giuridiche o gli avvocati con venti anni di esercizio professionale”. Analogamente il Consiglio di Presidenza della Corte dei Conti, prevede tra i suoi membri quattro componenti nominati da Camera e Senato tra professori universitari ordinari di materie giuridiche e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, come anche il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria.

Per quanto riguarda il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, fino all’ultima legislatura, la prassi istituzionale ha voluto che due componenti laici siano nominati dai partiti di maggioranza e due dai partiti dell’opposizione.

Tuttavia le indiscrezioni di questi ultimi giorni vorrebbero che le entrambe le Camere siano in procinto di nominare quattro membri laici tutti espressione dei partiti che sostengono l’attuale maggioranza di governo, escludendo quindi i partiti di opposizione.

Si tratterebbe di un comportamento in contrasto con ogni regola costituzionale, lesiva sia dei diritti delle minoranze che, soprattutto, dell’indipendenza della magistratura speciale.

Non bisogna dimenticare infatti che la ratio degli organi di autogoverno è garantire l’indipendenza dei giudici speciali, come previsto dall’art. 108 della Costituzione.

E non è indipendente una magistratura isolata, perché questa sarà sottoposta più facilmente alle pressioni dell’esecutivo e alle spinte sotterranee della politica. E questo vale per tutte le magistrature speciali, dove i poteri di influenza dell’esecutivo sono più che evidenti.

La presenza di componenti esterni è essenziale inoltre a prevenire formazione di maggioranze o gruppi di potere che minerebbero l’indipendenza effettiva del singolo magistrato. Una finalità totalmente tradita e contraddetta dall’esclusione delle minoranze dalla scelta dei componenti dei vari consigli di presidenza.

E’ per questo che Cittadini Europei, l’associazione di consumatori che ho l’onore di presiedere, si vuole fare portavoce di un’istanza di trasparenza avvertita in più settori della società civile. Trasparenza nella scelta dei membri da designare, trasparenza nella procedura di nomina, trasparenza nella valutazione dei curricula dei candidati.

I componenti laici che saranno eletti dal Parlamento dovranno più di qualsiasi altro esprimere una particolare sensibilità rispetto al problema della terzietà e dell’indipendenza del giudice, per questo dovranno essere, oltre che competenti, come richiesto dalla legge, oltremodo indipendenti ed equidistanti dagli interessi e dalle dinamiche di partito, in modo da non essere influenzati nell’esercizio delle loro funzioni.

Non solo. La delicata funzione che i componenti laici andranno a svolgere esige anche che questi dovrebbero essere selezionati all’esito di una procedura comparativa tra soggetti tutti egualmente dotati delle medesime caratteristiche in termini di competenza e professionalità, slegati da appartenenze politiche o da, seppur teorici, conflitti di interesse.

Una lettura costituzionalmente orientata della procedura di nomina in tutti e tre i Consigli di Presidenza delle giurisdizioni speciali esige dunque l’indipendenza e l’autonomia dei soggetti che saranno individuati dalle Camere, e pretende che chi è chiamato a scegliere debba selezionare soggetti distanti, distantissimi dai partiti e, di conseguenza, dalla politica militante e attiva.

Corollario di questo non può che essere l’esclusione da cariche per le quali la legge richiede autonomia ed indipendenza di qualsiasi soggetto impegnato attivamente nella politica secondo dettami di partito, per la semplice ragione che esplicando proprie libere scelte, questa persona ha aderito ad una “parte” e ciò non lo porta a pensare liberamente, ma ad essere condizionato da tale appartenenza.

Nell’augurarmi che vogliate raccogliere tale nostro invito, vi invio i miei più cordiali saluti.

Cittadini Europei

Dino Barbarossa


2 COMMENTI

  1. In qualita’ di ex dirigente dell’Agenzia delle Entrate, con lunga esperienza di accertamento e di contenzioso (difesa presso le Commissioni Tributarie), mi domando perche’ da tempo i funzionari e dirigenti fiscali sono esclusi dagli incarichi di giudice presso le Commissioni Tributarie.
    Infatti vi e’ una corrente che mira a fare entrare nelle Commissioni solo giudici togati che poco o nulla sanno di diritto tributario (vedi concorsi ultimi) e che non hanno mai fatto un accertamento tributario in vita loro. Per giunta sono giudici gia’ in servizio presso i rispettivi tribunali :cio’ significa rallentare il loro lavoro.
    Chiedo pertanto ai Presidenti Boldrini e Grasso di sollecitare concorsi per giudici tributari
    ai quali siano ammessi anche dirigenti e funzionari degli uffici fiscali con lunga esperienza
    e pratica di accertamento e contenzioso.
    Grazie. Elisa Prato

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