Il governo, archiviato il decreto del fare, rivolge le sue attenzioni al piano lavoro. A meno di una settimana dal via del Consiglio europeo dei prossimi 27 e 28 giugno, infatti, Enrico Letta e i suoi ministri devono mettere sul tavolo le misure concrete per rilanciare l’occupazione giovanile e, in generale, rendere più facile la vita ai datori di lavoro, senza dimenticare come, tutto ciò, potrà ripercuotersi sul comparto delle pensioni.

Insomma, come al solito “lavoro” significa moltissime cose, non già una misura specifica per dare l’impulso all’occupazione, ma rendere l’intero percorso più chiaro e amichevole, sia a chi lo intraprende in prima persona – i lavoratori – che a chi lo favorisce fino al ritiro dall’attività, cioé i datori di lavoro stessi.

Così, oggi in Consiglio dei ministri dovrebbero arrivare le nuove linee guida del governo a favore del sistema occupazione, che dovrebbe andare a completare il pacchetto già approvato con il “decreto del fare”, licenziato dal Consiglio dei ministri lo scorso sabato 15 giugno.


Dunque, nello specifico, vediamo come il piano contenuto nel provvedimento che il governo ha già varato, con l’ok del Cdm, contenga alcune importanti novità sul fronte delle agevolazioni alle attività produttive, mettendo a disposizione un plafond di 3 miliardi di euro destinati a piccole, medie e grandi opere. Risorse che, nei propositi del governo, dovrebbero portare alla creazione di 30mila nuovi posti di lavoro nei prossimi anni.

Importante, sempre tra le pieghe del vasto “decreto del fare” anche il capitolo riservato all’istruzione, con la messa a regime delle assunzioni di nuovi 1500 ricercatori nelle Università e, insieme, di 1500 docenti, che diventeranno di ruolo negli atenei nazionali.

Venendo, invece, alle misure previste per il Consiglio dei ministri di oggi, tra quelle più annunciate figura sicuramente la defiscalizzazione limitatamente ai primi 2 anni di contratto a tempo indeterminato per chi ha meno di 30 anni, insieme a un alleggerimento parallelo delle contribuzioni relative. Da non dimenticare, che l’appuntamento europeo delal prossima settimana servirà per definire obiettivi, cifre e destinatari dello Youth Guarantee, il programma europeo per ridurre la disoccupazione giovanile che dovrebbe destinare all’Italia 500 milioni in sette anni, che il governo giudica però insufficienti.

In aggiunta, la legge Fornero 220/2012 dovrebbe conoscere alcune importanti modifiche, in primis i tempi tra un contratto a termine e il successivo, che dovrebbero essere ristretti dagli attuali 60 giorni di intervallo. Sempre in riferimento alle assunzioni dei giovani in formazione, sul fronte dell’apprendistato dovrebbero essere introdotte ulteriori semplificazioni, assieme a un generale attenuamento dei vincoli sulle causali. Infine, per smorzare la disoccupazione giovanile, si cercherà di dare l’impulso anche ai centri per l’impiego, letteralmente presi d’assalto negli ultimi mesi da giovani diplomati e laureati in cerca di occupazione.

Tra le ipotesi ancora da confermar, invece, si trova indubbiamente anche il ritorno di un turnover sui posti di lavoro come regola aurea dei rapporti tra le generazioni, con la previsione che nuovi ingressi vadano a sostituire i posti lasciati liberi da neo pensionati, i quali, magari, potrebbero usufruire della riproposizione della flessibilità in uscita. Quest’ultima, nella prima tesi del governo, prevedeva penalizzazioni per chi avesse deciso di uscire a 62 anni con 35 di contributi, ma dopo la smentita dei ministri Saccomanni e Giovannini, potrebbe essere presa una via meno elastica, tale da non stravolgere l’impianto della legge Fornero che ha dato vita, tra l’altro, a centinaia di migliaia di esodati.

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