La Corte di Cassazione, Sezione VI civile, torna a pronunciarsi sul tema caldo dell’immigrazione. Con la sentenza 18 giugno 2013 n. 26457 la Suprema Corte ha infatti stabilito che dare alloggio ad un clandestino dietro correlativo compenso non costituisce reato. Tramite l’ordinanza, estinguendo la condanna ad un anno di reclusione a carico di una donna giudicata colpevole per aver sfruttato l’immigrazione clandestina al fine di trarne ingiusto profitto, i giudici supremi hanno sancito: “L’integrazione del reato necessita dell’elemento soggettivo del dolo specifico (…) e cioè dalla sussistenza in capo all’agente del fine di trarre un profitto ingiusto”.

Sulle orme di quest’ultima impostazione la Cassazione si era già pronunciata affermando che “ai fini della configurazione del reato di favoreggiamento della permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini (…), nell’ipotesi di rapporto contrattuale instaurato con essi, occorre accertare la sussistenza, in capo all’agente, del dolo specifico, consistente nella finalità di trarre ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero clandestino”.

Il pronunciamento verteva su un caso di concessione in locazione nei confronti di un immigrato clandestino di locali ad uso di abitazione, dove però non si era accertato se dalla stipula contrattuale il locatore avesse inteso trarre indebito vantaggio dalla condizione di illegalità dello straniero per mezzo dell’imposizione di condizioni onerose e spropositate dall’equilibrio del rapporto sinallagmatico.


Da qui, dunque, è scaturito l’annullamento della sentenza impugnata in quanto responsabile di aver trascurato di misurarsi con questo imprescindibile principio, limitandosi all’affermazione che riconosceva alla ricorrente di aver agito per lucro, a suo vantaggio o viceversa a vantaggio del proprietario dell’immobile, in riferimento al canone di locazione, ritenuto quindi esclusivamente oggetto di ingiusto profitto, prescindendo da ogni considerazione attinente alla sussistenza o meno di condizioni di sfruttamento nei confronti di immigrati clandestini da parte dei locatari.


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4 COMMENTI

  1. Dare alloggio ad un clandestino non è reato: bene, ma a quali condizioni ? Non so se è abolita quella legge antiterroristica che imponeva ai locatori italiani di denunciare, con tanto di documenti, il proprio regolarissimo locatario/conduttore italiano, pena gravi sanzioni. E’ decaduta ? Oppure ai clandestini stranieri si può far fare quello che vogliono, e non ai cittadini italiani ? Ciò dimostra come in Italia gli immigrati irregolari siano trattati con più rispetto dei cittadini italiani. Grazie, o Suprema Corte di Cassazione ! Tu sì che sei Democratica !!

  2. ANCHE IO PENSO CHE DARE ALLOGGIO AD UN IMMIGRATO CLANDESTINO SIGNIFICA COMMETTERE UN REATO COME DARE ALLOGGIO AD UN RICERCATO O A UN LATITANTE.

  3. sono ALLIBITA! da quanto possa Esservi questo Strapotere da parte di una “corte” senza tener presente (a parte che non ha senso cio che è avvenuto è illegale!! ) appunto di cio che il parlamento aveva legiferato in merito!! si tratta di un clandestino!! non è tutelato ne il clandestino (finto locatario senza contratto senza aver pagato tasse?) ne il locatore!! MA CHE CAOS!! BASTA!!!

  4. Quindi, secondo la Cassazione, se dare alloggio a un clandestino non è reato (clandestino significa ENTRARE ILLEGALMENTE IN UNA NAZIONE NON TUA, (quindi, contro il divieto delle autorità), devo ritenere che, per PAR CONDICIO, non è nemmeno reato dare alloggio ad un LATITANTE o ad un EVASO.
    Visto che sono, entrambe, reati riguardanti RICERCATI.

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