La riforma delle pensioni è a un punto di stallo. Dopo gli annunci delle scorse settimane, con il ministro Enrico Giovannini a fare da battistrada per la ridefinizione del comparto welfare, ieri è arrivata la duplice smentita sia dello stesso Giovannini che del collega Saccomanni, titolare del Teoro e vero deus ex machina degli interventi statali sull’economia e sul lavoro.

Qualsiasi progetto di revisione avanzato dal governo o dal Parlamento, infatti, richiede il bollino di assenso del Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’unico veramente in grado di garantire la realizzabilità dei piani di riforma e di rilancio dell’economia.

In questo versante, era trapelato un discreto ottimismo nei giorni successivi allo stop della procedura di infrazione sul deficit italiano, decisa in sede di Unione europea ormai due settimane fa. Con la decisione di Bruxelles, infatti, era avanzata l’ipotesi che un flusso di risorse più corposo del previsto sarebbe potuto fluire verso la riforma delle pensioni che stava studiando il governo Letta.


In breve, il traguardo era già stato fissato: introduzione della flessibilità in uscita, con penalizzazioni del 2% per ogni anno uscito in anticipo rispetto ai 65 e bonus analoghi. Tetto minimo e massimo anagrafico di questo disegno, erano rispettivamente i 62 e i 70 anni compiuti, con 35 di contributi versati regolarmente.

Un piano sostenuto con forza dall’ex ministro del Lavoro, e sostenitore acceso delle soluzioni urgenti a favore degli esodati, Cesare Damiano, che già nel recente passato era riuscito a portare le sue proposte di estensione anche in Commissione, salvo poi vedersi stoppato dalla Ragioneria di Stato, per un piano di salvataggio ritenuto troppo oneroso, che avrebbe impegnato le finanze pubbliche da qui al 2019.

A lui, ma non solo, si deve la proposta di reintroduzione del concetto di flessibilità, finito in soffitta con la legge Fornero, che oltre al regime contributivo, ha introdotto rigidità inaudite per il welfare italiano, generando, in questa maniera, anche il grande shock degli esodati, con oltre 300mila lavoratori – sempre secondo la Ragioneria di Stato – sprovvisti di requisiti minimi per andare in pensione e senza lavoro per completare le annualità rimanenti.

Proprio nelle ultime ore, però, è arrivato il “no” di Saccomanni e Giovannini al ritorno alla flessibilità in uscita dal lavoro, in coincidenza con la smentita sul blocco dell’aumento Iva. Tempistica che dovrebbe far riflettere e che lascia forte il dubbio che, se ci saranno davvero risorse disponibili, saranno dirette verso uno dei due obiettivi e tutto lascia intendere che finiranno per scegliere la direzione dello stop – quantomeno temporaneo – all’Iva al 22%.

Tra le altre misure allo studio per apportare correttivi alla rigida legge Fornero, si tratta anche su un prelievo extra sulle pensioni d’oro, quelle al di sopra dei 3mila euro mensili lordi, anche se, su questo intervento, pesa la sentenza della Corte costituzionale che ha giudicato illegittimi ricorsi di questo genere sugli assegni dei pensionati di prima classe. Sicuramente, il governo vuole prendersi tutto il tempo disponibile per destinare al meglio le poche risorse che riuscirà a mettere in campo e così, forse, si spiega anche il rinvio del piano contro la disoccupazione giovanile, slittato di alcuni giorni.

Vai allo speciale riforma pensioni

Vai allo speciale esodati


CONDIVIDI
Articolo precedenteLa centrale unica slitta al 31 dicembre 2013
Articolo successivoImu 2013: quando il sindaco decide sulle aree

9 COMMENTI

  1. noi dobbiamo sempre scegliere tra morire ammazzati o ammazzarci loro invece vivono bene alla faccia nostra
    farci andare prima in pensione pagando dopo avere versato i contributi era già una schifezza
    non farci andare per non aumentare l’IVA è una porcheria
    UNO COME LETTA CHE SI DICHIARA DALLA PARTE DEI CITTADINI DOVREBBE ESSERE PIU’ ONESTO ED AVERE PIU’ CORAGGIO
    INVECE DI SVENDERCI ALL’EUROPA ALIAS MERKEL PER DIMOSTRARE DI ESSERE UNO SCOLARETTO OBBEDIENTE CHE NON ESCE DAI RANGHI

    SIAMO NOI ITALIANI CHE MANTENIAMO LETTA E LA SUA PLETORA DI ESPERTI NON SI SA DI COSA
    UNA VECCHIA STUFA DI QUESTE SCHIFEZZE CHE CI VENDONO COME CURE MIRACOLOSE

  2. Ma perché della patrimoniale non si parla mai?
    Ma perché gli “straricchi” devono continuare a restare estranei a questa crisi?
    E non tiriamo in ballo la solita balla del comunismo…

  3. E’ la solita Italia con i politici di sempre. Tolti alcuni statisti che hanno fatto questo paese subito dopo la seconda guerra mondiale, il resto sono stati gli Andreotti, Craxi, Scalfaro. Questi non erano statisti; erano scaltri e furbi e hanno creato la selva di burocrati, ladri, raccomandati, superpagati, parassiti che oggi ci comandano. L’Italia è il paese della incertezza, degli sprechi, di chi grida di più, dell’arroganza, delle regole che valgono per alcuni e non per altri (vedi pensioni d’oro), di chi ha una protezione sindacale (io, con P.Iva non ho nessuna protezione). L’anno scorso abbiamo avuto Monti-Fornero con la loro sciagurata riforma delle pensioni. Anche noi cittadini avevamo fatto un contratto con lo stato quando abbiamo iniziato a lavorare 35 anni fa. Dal 95 in poi è stato un susseguirsi di continue modifiche, senza una logica di lungo periodo ma solo proclami (prima della riforma Fornero, i politici affermavano che la nostra legge sulle pensioni era la migliore d’Europa!!!). La cosa si sta ripetendo ora: annunci, proclami (vedi flessibilità sulle pensioni, l’aumento dell’IVA). Vivono alla giornata e sopravvivono guardando ai loro interessi personali. Non fidiamoci più di questa gente corrotta, sprecona, che si annida nella politica, nella P.A, nelle aziende e negli enti statali. Occorre mandarli a casa se vogliamo salvarci….

  4. Figuriamoci se la corte costituzionale si fa male da sola e si toglie qualcosa dalle tasche. Io dichiaro loro anticostituzionali per pensioni che in nessun altro Stato percepiscono!
    Ma non pensano che con 40 anni di contributi un lavoratore sia oramai “spremuto”, inadeguato e di peso alla macchina (nel mio caso) della pubblica amministrazione? Quando c’è qualche aggiornamento o cambio programma nel pc diventa un incubo.
    Ma con tutta la buona volontà, quando mai si riesce a campare così tanto da reintroitare il versato?
    Mica arrivero’ a 110 anni e sicuramente non me lo auguro in questa società di politici incapaci e ladroni, così come auguro loro una deludente aspettativa di vita.

  5. Finalmente ho capito cosa è la coerenza. La coerenza è il rispetto dei programmi che si intendono perseguire. A volte i programmi possono cambiare perchè cambia lo scenario che li riguarda ma, in ogni caso, anche i cambiamenti devono continuare a mantenere i principi basilari che li hanno ispirati.
    Non è possibile perseguire con tenacia un obiettivo sino a ieri mattina che demonizzava il gran pasticciaccio della ministra Fornero, obiettivo che trovava tutti d’accordo e persino la stessa Inps, e l’indomani cambiare completamente idea. Se le motivazioni erano così forti, perchè i motivi di fondo erano enormemente importanti, cosa può essere accaduto, di ancora più importate, per abbandonare un programma sventagliato dall’attuale governo come uno dei provvedimenti chiave per le riforme da realizzare? In che modo il problema del punto di IVA, messo nella bilancia di Saccomanni e Giovannini, ha fatto ribaltare il piatto a suo favore, lasciando al palo un provvedimento come quello delle pensioni e degli esodati?
    E no, cari ministri, non mi pare che questa possa essere definito un comportamento coerente. In tutto ciò di coerente c’è il solito comportamento di voi politici: solo proclami e poi si fa quello che viene più comodo fare. Così si è sempre fatto e per questo ci troviamo a questo punto. Complimenti, per un momento ci avevo creduto. Allora è vero che sono rimbambito; …….dovrei andare in pensione.

  6. E ti pareva! Ora si che l’hanno inventata giusta. Tutti erano d’accordo a trovare una soluzione alla porcata che ha fatto la Fornero, anzi d’accordissimo. Non se ne poteva fare più a meno, più che necessaria era una modifica obbligatoria alla sciaguratissima legge. Era una questione di ripristino della legalità. Tutti tra politici, tecnici e persino la stessa Inps avevano dispensato elogi al governo per il buon proposito e tutti noi ci eravamo convinti che una cosa giusta stava finalmente per essere fatta. Bravo sto governo, ci voleva proprio.
    Ma guarda un pò, quando già noi più attempati pregustavamo di tornare a godere della nostra pensioncina, seppur pesantemente ridotta, quando già qualcuno stanco ed euforico aveva già sputato in faccia al suo odiato capo ufficio -tanto di qua a giorni sarebbe andato via- ecco che spunta la questione del punto di IVA che, mannaggia alla pupazza, non ci voleva proprio, ora come si fa? non si può, non si può proprio. Peccato, sarà per un’altra volta o meglio per un’altra vita. Il ministro ci voleva accontentare, ma, poveraccio, non ha potuto.
    Sapete che vi dico, noi, intanto, auguriamoci un bell’infartino, così la facciamo finita con le continue crisi di fibrillazione atriale che ci fanno prendere da qualche anno e così togliamo pure …. l’incomodo. Grazie Ministro per quello che volevi fare e non hai potuto fare, certo che questa IVA poteva andare a rompere le scatole a qualcun altro e, soprattutto, in un altro momento.

  7. Relativamente alle pensioni, i lavoratori dovrebbero rendersi conto, al di là della propaganda di regime e degli interessi della speculazione internazionale, che la cosiddetta pensione non è null’altro che la rendita calcolata in 13 mesi del capitale depositato dai lavoratori stessi nell’arco di alcune decine di anni, e che non dovrebbe essere messo in gioco da nessuno, trattandosi di vera e propria malversazione dei depositi altrui. In un regime politico-sociale ed economico, che ha visto nel sistema previdenziale un infinito pozzo di S. Patrizio con cui pagare i pubblici debiti, segnalare la natura reale della cosiddetta pensione, può sembrare un’utopia da socialismo pre-marxista. In realtà, il denaro versato esiste: esso fu fatto fruttare dai responsabili delle varie istituzioni previdenziali, senza mai renderne edotti i lavoratori stessi. Come dire che una banca si divori i risparmi del singolo cittadino e gli dia quei pochi interessi che fanno comodo. Sarebbe ora che la gente comune si svegli, invece di farsi infinocchiare come sta avvenendo. La pensione non è un regalo del governo né dei capitalisti, né di Mastrapasqua.

  8. […su questo intervento, pesa la sentenza della Corte costituzionale che ha giudicato illegittimi ricorsi di questo genere sugli assegni dei pensionati di prima classe. …]

    Io dichiarerei illegittimi coloro i quali hanno sentenziato, perchè si tratta di una vergognosa salvaguardia della casta a cui appartengono. E poi ci si domanda come scoppiano le rivoluzioni!
    Credo che un lavoratore che abbia dato 40 anni della sua vita al lavoro, possa pretendere di riposare. Giustamente si salvano gli esodati con molti anni in meno, ma con 40 anni di contributi lasciateci andare!!! Sicuramente abbiamo dato molto di più dei “membri”della corte costituzionale.

    Ma poi, ci rendiamo conto che con le nuove tecnonogie noi sessantenni siamo una zavorra per la pubblica amministrazione? E ad ogni aggiornamento ci vengono gli incubi?? I giovani sono nati con il pc e con internet, noi cerchiamo di arrancare a scapito della qualità dei servizi (e dello spreco).

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here