La cosiddetta web society ha permesso di abbattere i confini. Ampliare le comunicazioni senza doverle vincolare a necessità di spazio e tempo rappresenta una delle fondamentali possibilità che la rete e le nuove tecnologie oggi consentono. La liquidità del web, in realtà, al di là delle innovazioni e delle prerogative  di fruizione multiple e flessibili, nasconde non poche insidie. Imparare a gestire la privacy su internet, ad esempio, è diventato un onere sempre più necessario che presuppone dimestichezza ed attenzione. Sono sempre più frequenti, in tal senso, i casi involontari di condivisione pubblica di materiale che ha natura integralmente privata, come fotografie o messaggi personali.

Per questi motivi, stanno prendendo largamente piede tra il popolo di internet numerosi nuovi strumenti volti appositamente a controllare lo stato di reputazione online. Due esempi di programmi che rispondono a queste esigenze sono quelli offerti da Klout o My-Reputation, entrambe finalizzati a delineare una cornice istantanea in grado di inquadrare globalmente la schiera di informazioni private sparpagliate in rete. Si tratta di un’azione importante che rivela non poche ripercussioni, sia in termini di monitoraggio che di intervento attivo, sul ‘buono stato’ dei fruitori del web.

Di seguito si riporta un riassuntivo formulario per tenere a mente alcune minime, e basilari, indicazioni utili per affrontare i lati ‘oscuri’ del web, con particolare attenzione agli spazi di pubblico dominio come blog e social network. Anzitutto, per quanto riguarda i testi, i cosiddetti post, che vengono pubblicati su blog, community o social, come ad esempio i ‘cinguettii’ di Twitter, rappresentano tipologie di comunicazione programmate ad hoc per risultare visibili a chi naviga in internet. Topsy, ad esempio, un noto motore di ricerca specializzato, permette di ritrovare tweet che sono stati divulgati anche da mesi. Nei social network in generale, invece, ogni utente quando scrive, commenta o lascia dei messaggi deve sempre ricordare di controllare la visibilità del testo così condiviso utilizzando il pannello di controllo della privacy.


Sul versante-fotografie, invece, le indicazioni valevoli per tutelare la propria vita privata online sono assai varie. Le operazioni che permettono di archiviare interi album su internet, ad esempio all’interno dei social network, sono oramai ampiamente note agli utenti, in particolare a quelli più ‘social’. Quest’ultimi, infatti, sono capaci, sempre più di sovente, di gestire l’accessibilità da parte di terzi per ogni singolo scatto. Inoltre, usufruendo delle impostazioni di privacy, gli stessi vengono messi in grado di scegliere il livello di visibilità preferito. In materia di filmati, poi, le applicazioni software progettate per realizzare video da smartphone e tablet come Tout, Viddy e Vine sono pressoché raddoppiate nel giro degli ultimi anni. Spesso l’opzione predefinita per questo tipo di registrazioni è quella pubblica, e i filmati, nella quasi totalità dei casi, possono venire rilanciati online attraverso i social network per poter così arrivare ad una più ampia platea.

Un’altra tematica spesso colpita da disguidi di gestione ha a che fare, inoltre, con i profili online. Ogni utente, infatti, tramite la rispettiva registrazione/iscrizione ad un social apre automaticamente una pagina personale. All’interno delle più ampie e frequentate reti sociali digitali, ad ogni iscritto viene data la possibilità di  muoversi tra una vasta gamma di opzioni specificatamente impostate per regolare la visibilità del proprio profilo. Sfruttando un semplice motore di ricerca è già  possibile, infatti, poter verificare lo stato della propria pagina, avendo il diretto riscontro se essa risulti effettivamente visibile su internet.

Un ultimo argomento toccato da questo ridotto vademecum di ‘salvaguardia reputazionale telematica’ riguarda infine quell’immensa area che comprende i gusti e le preferenze personali. Nelle reti sociali del web, infatti, diventa molto facile condividere con altri i rispettivi interessi: sono tanti i social, i blog o le community che invitano implicitamente a spartire la propria musica, i propri film, così come i libri ed i videogame preferiti. Anche in questo caso, è attraverso l’utilizzo degli strumenti finalizzati al vaglio della privacy che gli utenti sono abilitati a rendere le proprie preferenze visibili a tutti, soltanto agli amici (attivando quindi gruppi predefiniti), o infine a mantenerle note soltanto a se stessi.


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