Disponibile in versione integrale il testo dell’ordinanza della Cassazione che ha disposto il rinvio del Porcellum alla Consulta per vagliarne la costituzionalità. La decisione della Suprema Corte è arrivata dopo il ricorso di oltre 50 pagine presentato dall’avvocato milanese Aldo Bozzi insieme ad altri 27 firmatari. Oltre alla disposizione della Cassazione, pubblichiamo anche il ricorso che ha generato l’intero caso.

Quella resa nota oggi è certamente una decisione eclatante, che rimette alla Corte costituzionale la responsabilità di esaminare un testo, quello della legge elettorale in vigore, che a più riprese la politica ha manifestato la volontà di cambiare, salvo poi non riuscire mai a trovare l’accordo su una bozza migliorativa. Addirittura, gli schieramenti hanno preferito evitare anche l’abrogazione stessa della legge Calderoli, che avrebbe ripristinato il precedente sistema del Mattarellum, nonostante i richiami del Consigliod’Europa e, di recente, anche del presidente steso della Consulta, Franco Gallo.

Nello specifico, il ricorso presentato da Bozzi metteva in risalto tutti gli spunti di dubbia costituzionalità della legge,in particolare gli articoli 48 e 56 della Carta – quelli sull’elezione diretta dei rappresentanti e sul suffragio universale diretto – ponendo l’accento anche sullo scompenso dei premi di maggioranza tra Camera e Senato, dove, rispettivamente, ne vige uno nazionale e 18 regionali, con il risultato, di due elezioni su tre in cui il Porcellum è stato sperimentato, di un’acclarata ingovernabilità e maggioranze pericolanti se non del tutto inesistenti, come ora a Palazzo Madama.

“Sono rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di costituzionalità sollevate nel giudizio, tutte incidenti sulle modalità di esercizio della sovranità popolare”. Questo il passaggio chiave dell’ordinanza della Cassazione, che ha rimesso la decisione alla Corte costituzionale, la quale, insomma, potrebbe definitivamente affossare il tanto criticato Porcellum elettorale.

Vai al testo del ricorso presentato dall’avvocato Aldo Bozzi sul Porcellum

Vai al testo dell’ordinanza della Cassazione che ha rimesso la decisione sulla legge elettorale alla Corte costituzionale

 

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3 COMMENTI

  1. […] I fatti cui fa riferimento Grillo, nel lanciare le sue accuse nei confronti della Corte, sono quelli relativi alla pronuncia resa dalla Corte in data 04 dicembre 2013 sulla legge elettorale italiana n. 270/2005, passata alle cronache come “Porcellum”, che la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale nella misura in cui prevede un meccanismo elettorale senza soglia per l'attribuzione del premio di maggioranza da un lato e limita attraverso liste lunghe e bloccate la possibilità di scelta per l'elettorato dei propri rappresentanti. Va detto, per dovere di cronaca, che la Corte era stata investita della questione di costituzionalità a seguito di ordinanza della Corte di Cassazione civile del 21 marzo 2013. […]

  2. Il nostro é il paese dei “trastulli “. Tutti ora dicono,parlano,commentano e riflettono, ma nessuno si assume la responsabilità di quanto accaduto. Orbene, conoscendo la criticità dei sistema elettorale imposto, il popolo italiano ha votato quei rappresentati che hanno governato e legiferato, pur non essendo legittimati. Le leggi sono entrate nel tessuto sociale e quindi nei problemi e nelle situazioni economiche del Paese. Ieri 4 novembre gli ermellini della suprema Corte Costituzionali hanno detto che il porcellum è illegittimo e quindi hanno posto un gravissimo dubbio su tutto ciò che è stato fatto in conseguenza. Alla fine tutta la responsabilità ricadrà sul popolo che in effetti ha votato quei rappresentanti ed ha accettato tutto ciò che ne è derivato. Quindi il cetriolo è finito come sempre ……..

  3. L’ordinanza della Cassazione depositata il 17 marzo 2013 si fonda sulla formazione del giudicato interno in punto di giurisdizione (pagina 20).
    La questione doveva essere proposta davanti a ciascuna delle Camere ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione (Cassazione sezioni unite n. 3731/2013 e n. 9151/2008) e tuttavia non essendo stata impugnata la relativa statuizione di affermazione della giurisdizione, questa è rimasta ferma in capo al Giudice ordinario e non può più essere posta in discussione.
    Paradossalmente la Corte di Cassazione in tanto se ne occupa in quanto il Giudice “a quo” non ha ritenuto di declinare la propria giurisdizione in favore delle competenti Camere dei deputati e dei senatori.
    Tale “paradosso”, tuttavia, non impedisce alla Corte di Cassazione di affermare che anche le norme in materia di sistemi elettorali debbano essere concepite in un “quadro coerente con i principi fondamentali dell’ordinamento” (artt. 3, 48, 56 e 58 della Costituzione), superando, di slancio, anche le questioni connesse alla natura delle leggi elettorali come leggi costituzionalmente necessarie.
    Ha ritenuto la Corte di Cassazione che l’eventuale incostituzionalità non possa essere ostacolata da tale natura, potendosi ricorrere, da parte della Corte Costituzionale, ad un’opera di “cosmesi normativa”.
    La Corte di Cassazione ha sollevato la questione di legittimità costituzionale non solo per le norme che prevedono un premio di maggioranza senza alcuna previsione di soglia minima per l’accesso (richiamando, sul punto, anche le recenti dichiarazioni del Presidente della Repubblica in occasione del discorso per il Giuramento davanti alle Camere), ma anche per le norme che non prevedono la possibilità di esprimere preferenze.
    L’ordinanza della Corte di Cassazione, sebbene affermi la giustiziabilità del diritto fondamentale, inviolabile e permanente all’espressione del voto, in capo ai cittadini elettori, tuttavia non spiega come, la necessaria opera di “cosmesi normativa” potrà consentire di introdurre le preferenze ove l’attuale normativa non le prevede.
    Pienamente condivisibile è l’eccezione di incostituzionalità delle norme relative al premio di maggioranza senza la previsione di una soglia minima di accesso, mentre credo non possa essere accolta quella relative alle norme che non prevdono il voto di preferenza fra i candidati della lista. Difatti, l’eventuale dichiarazione di incostituzionalità finirebbe per elidere totalmente delle norme necessarie per esprimere, comunque, il voto. Unica possibilità è quella della pronuncia interpretativa di accoglimento in modo da affermare l’illegittimità costituzionale nella parte in cui non prevede che si possa esprimere la preferenza all’interno di una lista, limitando, tale possibilità ad una sola preferenza, in analogia a quanto previsto da altre leggi elettorali con voto di preferenza, come per le Regioni, le Province ed i Comuni.
    In ogni caso, l’ordinanza del 17 maggio 2013 costituisce una nuova froantiera della nostra civiltà giuridica, ammettendo l’azione popolare per il controllo giurisdizionale non solo delle operazioni elettorali ma anche delle leggi che le disciplinano, indipendentemente dal Giudice fornito di giurisdizione, sia esso il Giudice ordinario, quello amministrativo ovvero le Camere di ciascun ramo del Parlamento.
    Giuseppe Mariani – Avvocato in Bari

    costituisce un punto di svolta in materia di giustiziabilità

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