La prima casa si, i capannoni industriali no. Così si può sintetizzare il risultato delle consultazioni di ieri del Governo che ha deciso per una brusca retromarcia dopo i segnali distensivi ed incoraggianti che si erano registrati nei giorni scorsi, soprattutto martedì quando al ritorno dall’Ecofin di Saccomanni che aveva lasciato intuire che c’erano spiragli, era seguito l’annuncio del ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che alla fine del question time di ieri aveva detto “quello di cui mi hanno parlato costa 1,5 miliardi, ma sono stime ancora approssimative”.

Dunque mentre viene confermato il congelamento dell’Imu sulla prima casa, salta quello relativo alle imprese anche se probabilmente ci sarà lo stop a giugno anche per le case rurali e per le cooperative edilizie a proprietà indivisa che, pur trattandosi di abitazioni destinate a famiglie a basso reddito, dovrebbero pagare l’aliquota ordinaria perché la proprietà non è del residente, ma della cooperativa.

La decisione di rinunciare allo stop anche sui capannoni industriali è stata elaborata durante  il lungo incontro tenutosi a Palazzo Chigi, al quale hanno partecipato il premier Letta, il ministro dell’Economia Saccomanni, il vice – premier Alfano e il ministro del Lavoro Giovannini. Va detto che esiste ancora la possibilità che la questione venga riproposta durante il Consiglio dei ministri di domani che è chiamato a dare l’ok al decreto legge.

Il nodo che il Governo non è riuscito a sciogliere per adottare questa misura di sgravio fiscale alle imprese è rappresentato dalla mancanza di fondi da mettere in campo; infatti anche solo come anticipo di tesoreria, il blocco dell’acconto Imu di giugno per i beni strumentali delle imprese comporterebbe un impegno di risorse fino a 7 miliardi. La via che il Governo intende seguire, per intervenire sui beni strumentali, alla luce di queste stima è l’applicazione della riforma della tassazione direttamente sugli immobili da realizzare, come dichiarato da Letta dal “ritiro” nell’abbazia toscana, nei prossimi 100 giorni.

Dunque, se non ci saranno colpi di scena dell’ultimo minuto, con questa linea di condotta vengono messi da parte quei disegni che i tecnici dell’Economia avevano elaborato per far quadrare il cerchio dell’Imu, a cominciare dalla sterilizzazione dell’aumento da 60 a 65 del coefficiente di rivalutazione delle rendite catastali dei beni strumentali che in termini concreti si traduce in un + 8,33% di aumento della base imponibile.

Sul tavolo è finita anche l’idea di intervenire selettivamente sulla base di possibili limiti dimensionali e reddituali delle imprese interessate, o ancora limitandoli a specifiche categorie di immobili classificate ad esempio come C3, ossia le botteghe artigianali e i laboratori. Altra questione da risolvere è quella della copertura da reperire per poter rifinanziare la Cig in deroga sempre con il decreto d’urgenza che il Governo approverà venerdì prossimo.

L’Esecutivo mira a trovare una cifra tra gli 800 milioni e un miliardo, ma al momento sembra difficile arrivare a questo traguardo visto che per il momento sono stati trovati fondi per 500 milioni. Indipendentemente dai fondi che si troveranno nelle prossime ore, la direttrice del Governo continua a prevedere un provvedimento tampone aspettando un intervento organico a fine anno dopo un attento controllo sull’evoluzione del quadro complessivo degli ammortizzatori.


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