Siamo alla stretta finale del decreto Imu 2013. Ieri, in chiusura della due giorni di ritiro del governo all’abbazia toscana di Spineto, il premier Enrico Letta ha ribadito con convinzione che il carico fiscale sul comparto immobiliare ricade tra le priorità dei primi 100 giorni di governo. Una scadenza temporale nella quale ricade pienamente la prima data dell’Imu per il 2013, cioè quella ormai imminente di giugno.

Se in prima analisi si discuteva in merito a un’abolizione – quando non la restituzione, come proponeva il centrodestra nel suo programma elettorale – ora la linea del governo sembra essere quella più ragionata di ridurre gli introiti della rata iniziale, per arrivare a settembre con il quadro impositivo su immobili e capannoni totalmente ridisegnato.

E proprio le costruzioni industriali paiono essere finite sotto la lente nel “buen retiro” del governo tra domenica e lunedì. Se, infatti, la settimana scorsa le imprese si preparavano a una vera e propria stangata per effetto di rincari calcolati fino al 200%, ora pare che l’alleggerimento fiscale finirà per riguardare anche le aziende, vessate da una crisi sistemica che, nel 2012, ha portato alla chiusura di mille attività al giorno, un vero e proprio stillicidio.

L’incremento della tassazione sui fabbricati industriali era dovuto alla salita del coefficiente di rivalutazione delle rendite catastali degli immobili aziendali, che, allo stato attuale, corrisponderebbe in media a circa l’8%, cui va aggiunto il surplus di aliquota che gli enti locali sono legittimati a reclamare oltre all’1%.

Questi inasprimenti, si apprende, dovrebbero essere cancellati nel decreto che venerdì approderà in Consiglio dei ministri, assieme, naturalmente, agli interventi che verranno apportati sugli immobili delle famiglie. Innanzitutto, la rata di giugno per le abitazioni principali verrà spostata a settembre, come già ufficializzato anche dallo stesso premier Letta. C’è poi da capire se le prime case verranno esentate tout court o qualora, come più probabile, si propenda per uno sgravio più graduale, in ragione del reddito e della composizione del nucleo famigliare.

Quindi, fari puntati anche sugli affitti, con il carico che ha pesato grandemente a seguito dell’avvento Imu. Tra le possibili modifiche, un ripensamento – quando non la cancellazione completa – della cedolare secca, che non ha raggiunto lo scopo di far venire alla luce grandi quantità di sommerso, come nelle aspettative.

Sempre in ragione di una rifondazione della fiscalità immobiliare, sono sul tavolo anche le aliquote sulle seconde case non abitate o sfitte, sulle quali pende un’aliquota fino all’1,06%, anche se, qui, sarà decisiva l’opinione dei Comuni, i quali sono già in altolà per le riduzioni di bilancio che si vedranno imposte. Sulla prima rata Imu di giugno, comunque, per gli enti locali le compensazioni dovrebbero arrivare direttamente dal Tesoro.

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