A conclusione della due giorni di clausura nell’abbazia toscana di Spineto, il premier Enrico Letta ha elencato quali saranno le linee guida del governo bipartisan che è stato chiamato a presiedere. Imu, cassa integrazione, lavoro per i giovani, esodati e legge elettorale sono i pilastri su cui si costruisce l’agenda di un esecutivo sicuramente anomalo in Italia, ma che chiede di essere valutato alla prova dei fatti.

Insomma, i contenuti della tabella di marcia del governo cercano di riflettere i propositi già esposti nel discorso alle Camere, in occasione della richiesta di fiducia ai due rami di Parlamento. Attenzione massima alla situazione sociale nel Paese, con il dramma degli esodati e la Cig in primo piano, senza dimenticare la pressione fiscale arrivata a livelli intollerabili e, tutt’altro che ultimo in ordine, il ripristino di una legge elettorale che garantisca la formazione di maggioranze stabili. 

Dunque, addio Porcellum, dopo che, a destra e sinistra, tanti ne hanno evidenziato limiti e sperequazioni, senza, però, mai mettervi mano con convinzione. Quantomeno nelle intenzioni, Enrico Letta si è detto convinto di poter risparmiare all’Italia un nuovo giro elettorale sulla legge già sotto osservazione della Corte costituzionale che del Consiglio d’Europa.

Il capitolo Imu non è stato affrontato direttamente dal presidente del Consiglio, che ha preferito parlare di riordino del comparto fiscale immobiliare, per il quale si predispone una “riforma complessiva dopo il decreto in corso di finalizzazione che darà il primo segno. Si tratta di una delle questioni chiave per il governo”

Di massima urgenza, è naturalmente anche l’atteso rifinanziamento della Cassa integrazione, che dovrebbe raggiungere anche nel 2013 il record di un miliardo di ore, mentre ancora si attendono le risorse per mettere al riparo i lavoratori che ne sono coinvolti. “Il rifinanziamento della cassa integrazione, fondamentale perché ci sono troppe persone che in questo momento stanno rischiando di trovarsi senza lavoro e anche senza copertura”.

Infine, l’auspicio che il rinnovamento della politica e delle riforme costituzionali passi, sempre nei primi cento giorni “il punto di non ritorno, per il quale non potrà più fallire o tornare indietro. Ridurre come vogliamo il numero dei parlamentari e abolire le province richiede un cambio della Costituzione, cioè richiede quattro votazioni, a distanza di 3 mesi di tempo con i due terzi dei componenti del Parlamento che le votano”.

 Guarda le dichiarazioni di Enrico Letta

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