La Cassazione ha confermato quanto contenuto nella riforma del condominio, che ha ridefinito le modalità di aggiornamento dei millesimi nelle strutture a residenza collettiva. Mentre, in precedenza, per apportare modifiche alla ripartizione degli spazi privati era necessaria una decisione unanime, ora arriva l’ok per le delibere a maggioranza qualificata.

Addirittura, non si tratta solo di maggioranza dei presenti al consesso che riscrive le tabelle millesimali dei condomini, ma anche la rappresentanza degli stessi a risultare sufficiente per la modifica.

Così, la sentenza 11387 dell Seconda sezione civile ha dato piena legittimità a una decisione inclusa nella riforma del condominio approvata lo scorso novembre, dopo circa ottant’anni dall’ultima stipula legislativa in materia.

La riforma della legge 220/2012 ha modificato una ventina di articoli del Codice civile – dal 1117 al 1138 – tra cui, come detto, anche il minimo di concordia necessaria per apportare modifiche ai quadri di suddivisione millesimali tra i residenti.

Nello specifico, le nuove disposizioni sono contenute nel regolamento che il condominio deve aver approvato sempre a maggioranza da parte della propria assemblea, meglio se a seguito dell’entrata in vigore della nuova legge. Ciò, spiega la Cassazione, è sufficiente per assicurare una variazione dei millesimi solo in base all’accordo della maggioranza dei presenti o, in alternativa, delle singole proprietà.

Dunque, il giudizio della Suprema Corte specifica che le tabelle possano essere rivisitate anche qualora a richiederlo sia un singolo condomino, la cui pretesa sia concordata dal minimo di residenti necessari a ratificare il ritocco.

Il pronunciamento della Cassazione è arrivato a seguito della presentazione di un esposto proprio in senso contrario, che era stato inizialmente accolto dalla Corte d’Appello di Milano, la quale aveva predisposto l’annullamento di una delibera condominiale che introduceva una modifica alle caratteristiche della possibilità di ripartire le spese condominiali con la semplice votazione a maggioranza deliberata in assemblea.

Ora, infine, l’annullamento da parte della Cassazione, che ha rinviato a una Corte differente il caso, riconoscendo al contempo la validità della riforma condominiale in uno dei suoi passaggi più delicati per la vita in comune dei condomini.

Vai al testo finale della legge sul condominio

 Vai allo speciale condominio

© RIPRODUZIONE RISERVATA


SCRIVI UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento!
Inserisci il tuo nome