La controffensiva delle istituzioni alle invettive in rete è ufficialmente partita. Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha dato il suo ok ufficiale a procedere nei confronti degli autori di commenti offensivi apparsi sul blog di Beppe Grillo contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

L’indagine è in capo alla Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, che, ora, dunque, potrà continuare l’iter a seguito dell’autorizzazione ottenuta direttamente dal Guardasigilli, il quale, a norma di legge, è l’unico a poter avallare eventuali procedimenti a carico di terzi che abbiano leso il prestigio e l’onore del Capo dello Stato.

I fatti, però, è bene specificare, non sarebbero emersi nelle settimane infuocate che hanno seguito le ultime elezioni, con la questione della fiducia al governo mai nato di Pierluigi Bersani e la mancata lezione al Quirinale di Stafano Rodotà. In realtà, i reati contestati sarebbero datati maggio 2012, quando Napolitano rilasciò la famosa dichiarazione di non avere visto nessun “boom” alle elezioni amministrative del MoVimento 5 Stelle, che riuscì a eleggere il primo sindaco in una città importante, cioè a Parma.

Dopo quell’episodio, sul sito di Grillo si scatenarono gli utenti più focosi, che commentarono la reazione del comico con toni nient’affatto concilianti nei confronti del Quirinale, arrivando a mettere per iscritto messaggi ritenuti estremamente lesivi  dell’onorabilità e del prestigio del Capo dello Stato.

Grazie alle indagini svolte dalla Polizia postale, è stato possibile risalire ai diretti responsabili dei commenti incriminati, tramite l’indirizzo Ip del computer utilizzato per postare i messaggi. Così, 22 persone sono finite nel registro degli indagati, rimasto sub judice fino a oggi, con l’autorizzazione a procedere concessa direttamente dal ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. In ogni caso, va sottolineato che lo stesso Grillo non figura tra gli indagati.

Al di là della gravità delle espressioni violente, il fatto è particolarmente significativo perché, proprio nelle ultime settimane, è aumentata l’insofferenza verso il dissidio online, che spesso travalica nell’insulto quando non nelle minacce. Ne sono un esempio le esternazioni del presidente della Camera Laura Boldrini, che ha denunciato a gran voce la violenza verbale di cui è direttamente bersaglio ogni giorno su siti e social network.

Tutto ciò, mentre il Tribunale di Varese ha condannato per diffamazione l’amministratrice di un sito, rea di non aver effettuato la moderazione dei commenti scritti da terzi. Insomma, commentare una notizia – e consentire che il commento venga letto – è ormai un atto di piena responsabilità a cui sono chiamati gli utenti, con tanto di possibili ricadute in ambito giudiziario.

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3 COMMENTI

  1. Ciao,

    Certo che proprio è una vergona che hanno tempo di guardare queste cose invece di occuparsi di problemi reali.
    Se non ti piacciono i commenti, basta non leggerli, come dire hanno tempo per stare ore ore su commenti, invece di guardare altro che occorre al paese.

    Qui si che siamo a un vero attacco contro la rete le la liberta che rappresenta.

    Ciao

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