La nave Jolly Nero, nel porto di Genova, ha colpito la torre di controllo, facendola cadere. Un incidente disastroso che ha implicato persino delle vittime e sul quale non si è stato in grado di portare molta chiarezza. La ragione, come riportato da Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale, coincide soprattutto con la costatazione che una manovra per una nave di quelle dimensioni, in quella specifica zona, sarebbe stata totalmente da evitare. Sono altre, però le ombre che incombono sulla Messina Navigazione. Si tratta di una lunga schiera di episodi che si sono verificati nell’arco di un trentennio e che andrebbero, alla luce dei recenti fatti, passate al setaccio accuratamente.

Quello del crollo della torre di controllo nel porto di Genova dopo l’urto del Jolly Nero, è dunque soltanto uno dei vari avvenimenti che negli anni hanno destato scalpore. Basti pensare a quanto alla vicenda attinente al Jolly Rubino, la nave che nel 1987 subì uno dei primi attacchi pirateschi annoverabili nella storia moderna, messo in atto dai Guardiani della Rivoluzione iraniani. Il Jolly Rosso, poi, nel 1988 è stato utilizzato per trasportare, dietro direttive assegnate dal governo, diverse migliaia di fusti contenenti rifiuti tossici. Il percorso compiuto era quello che mette in comunicazione l’Italia al Libano. La nave si arenò nel 1990 ad Amantea, in provincia di Cosenza, sulla spiaggia di Formiciche. Il cargo aveva imbarcato acqua a causa di alcune falle presenti all’altezza delle stiva, e fu lasciato dall’equipaggio completamente alla deriva.

La Procura in quell’occasione ordinò la demolizione in loco dell’imbarcazione. L’opinione pubblica fu tranquillizzata dal fatto che, presumibilmente, la nave era affidata al trasporto esclusivo di generi di consumo e tabacco. Gli elementi di perplessità tuttavia rimasero, e furono avviate tre distinte inchieste, poi archiviate, che insinuarono consistenti dubbi sul fatto che il Jolly Rosso potesse essere ancora coinvolto in traffici illeciti, potenzialmente correlati all’azione della ‘ndrangheta. Furono diverse le voci che ipotizzarono il diretto coinvolgimento proprio della criminalità organizzata nel movente del naufragio. In aggiunta a ciò, presso il fiume Olivo, poco distante dal sito di arenaggio, furono trovate tracce di sostanze radioattive: si pensò subito ad un travaso di rifiuti tossici dalle stive della nave direttamente alle discariche calabresi.

Nel 1990 tra i sequestri dei carabinieri dell’intero territorio nostrano figurarono delle componenti di armi pesanti che erano dirette in Iraq, per mettere a punto dei supercannoni, nella circostanza della Prima Guerra del Golfo. Gli inquirenti ipotizzarono che questi elementi fossero trasportati dalla Jolly Turchese. Nel 2002 la Jolly Rubino si arenò sulle coste del Sud Africa. La causa fu un incendio. L’incidente ebbe luogo nei pressi di una riserva naturale e, anche in quel caso, fu alto il prezzo di rischio in termini di inquinamento ambientale. Nel 2010 fu la volta della Jolly Amaranto, addetta al trasporto lungo la rotta mediterranea di merci pericolose.

Un’avaria al motore portò alla perdita di circa 8 container. Per non parlare poi degli scontri in mare. A questo proposito si può tirare in ballo anche il Jolly Blu, la nave che nel 2003 travolse il peschereccio San Mauro. Per la vicenda furono processate per omicidio colposo quattro persone. Nel 2011 invece il Jolly Grigio, al largo di Ischia, entrò in collisione con un altro peschereccio, il Giovanni Padre. L’ennesimo incidente provocò la morte di due persone. Le numerose imbarcazioni Jolly sono state interessate anche da infortuni sul lavoro. Nello specifico, negli ultimi 15 anni sono state tre le vittime che ne hanno fatto le spese. Gli incidenti sono avvenuti tutti a Genova, coinvolgendo la Jolly Marrone, la Jolly Blu e la Jolly Rosso.