I giudici seconda sezione penale della Corte d’Appello di Milano hanno respinto la richiesta di sospensione del processo Mediaset avanzata dai legali di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, così disponendo “il procedersi oltre”. Nessuna sospensione dunque al processo d’appello sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv da parte del gruppo Mediaset. “La pronuncia della Consulta non risulta decisiva ai fini della definizione della presente fase di gravame“, è stata la motivazione sostenuta la Corte, su presidio del giudice Alessandra Galli. Oggi l’udienza prosegue con le arringhe dei difensori degli altri imputati. In aula pochi minuti fa ha iniziato a parlare l’avvocato Daria Pesce, il legale dell’assistita Gabriella Galetto. Dinanzi ai giudici si presenta ancora da risolvere il problema attinente alle dichiarazioni spontanee dell’imputato Frank Agrama, il quale ha richiesto di essere ammesso al dibattito, parlando in videoconferenza da Los Angeles. Qualora la posizione di Agrama dovesse essere esclusa, il procedimento otterrebbe un rapido seguito, giungendo a sentenza presumibilmente già alla prossima udienza. In aula è oggi presente anche l’imputato Daniele Lorenzano, anch’egli avanzante la richiesta di essere ascoltato in aula.

La difesa di Silvio Berlusconi, come già largamente preannunciato da molti giornali, aveva chiesto la sospensione del dibattimento (ripreso soltanto a seguito della decisione della Cassazione di non trasferire il procedimento a Brescia) in attesa della pronuncia della Consulta in relazione al presunto conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato sollevato dalla presidenza del Consiglio, nel marzo 2010, sull’ordinanza con cui il tribunale aveva negato all’ex premier il rinvio di un’udienza di primo grado per legittimo impedimento. Gli avvocati, Ghedini e Longo, avevano chiesto di rinviare l’udienza sospendendo i termini della prescrizione, e oggi citano un’agenzia di stampa che anticipa la pronuncia della Consulta già entro il mese di  giugno. Il procuratore generale, Laura Bertolè Viale, si era opposto alla richiesta della difesa e aveva chiesto di proseguire l’udienza in maniera del tutto regolare.

Silvio Berlusconi, già condannato in primo grado per frode fiscale a quattro anni di reclusione, si ritrova imputato in secondo grado per il medesimo reato, avendo chiesto il pubblico ministero oltre alla conferma della pena l’aggiuntivo aggravio dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Prima dell’inizio dell’udienza Berlusconi, in un’intervista al Tg5, è tornato sul processo e sulla possibile condanna. “Con una sentenza che mi vuole condannare a quattro anni di carcere -ha detto l’ex premier- con l’interdizione dai pubblici uffici si verifica un attacco ai miei diritti politici: dovremo dar vita prima o poi a un’inchiesta in Parlamento per verificare questa situazione e per porre fine a un fenomeno come questo“. “Non mi sono mai occupato dei bilanci di Mediaset né di bilanci di altro gruppo“, ha ammonito il leader del Pdl escludendo di aver mai trattato “alcun acquisto”.


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