Il Garante per la Privacy e la Protezione dei dati personali ha ufficialmente bandito la pubblicazione dei contenuti delle mail rubate al MoVimento 5 Stelle, che nei giorni scorsi hanno coinvolto diversi neoeletti del partito di Grillo, i quali si sono visti pubblicata in rete i contenuti delle loro conversazioni private a seguito del ricatto telematico perpetrato dalla banda di “hacker del Pd” che ha promesso la pubblicazione regolare di caselle di posta di esponenti della galassia grillina.

Come noto, lo scandalo è venuto a galla dopo la pubblicazione online della posta appartenente alla deputata dei 5 Stelle Giulia Sarti, caso che ha creato scalpore anche per le presunte foto private rinvenute nella memoria della sua casella hotmail. Dopo la denuncia della stessa Sarti, poi, il ricatto degli hacker ha colpito altri esponenti grillini, anche se, fino a ora, nulla di compromettente per il MoVimento è emerso dai dialoghi personali degli onorevoli e senatori finiti nella rete dei corsari del web. Le condizioni per bloccare la pubblicazione delle caselle di posta finite nelle mani degli “spioni” sarebbero, secondo le rivendicazioni degli hacker, la pubblicazione dei redditi di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio insieme agli introiti generati dal blog del comico che ha fondato il soggetto politico.

Ora, l’Authority per i dati personali ha divulgato un provvedimento che verrà pubblicato anche sulla Gazzetta Ufficiale a conferma del suo assoluto valore legale, che vieta a chiunque la diffusione dei contenuti delle caselle di posta violate ai danni degli esponenti grillini.

“L’attività compiuta a danno dei deputati configura, innanzitutto, una grave violazione di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, quello alla segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni di ogni cittadino”, così il Garante per la Protezione dei dati personali bolla l’avvenimento che ha colpito gli eletti del MoVimento 5 Stelle.

E non c’è solo l’articolo 616 del Codice penale – quello della violazione di corrispondenza – a fungere da riprova per la condotta criminosa di questi attentatori alla riservatezza, dato che, spiega l’Authority “l‘attività posta in essere dagli hacker, ha comportato una violazione del Codice privacy per quanto attiene a tutte le informazioni contenute nella corrispondenza che sono state diffuse all’insaputa e contro la volontà degli interessati, violando il principio generale in base al quale i dati personali dei cittadini devono essere trattati in modo lecito, secondo correttezza  e raccolti e utilizzati per scopi legittimi.”

Chiunque si renda responsabile della pubblicazione e della divulgazione dei contenuti illecitamente scaricati dagli hacker, insomma, si espone a sanzioni che potranno parimenti essere di natura amministrativa o penale. Allo stesso modo, è vietato anche possedere i file delle suddette mail, ragion per cui chi le avesse scaricate, sarà costretto a cancellarle.

 Vai al testo del provvedimento del Garante sulle mail violate al MoVimento 5 Stelle

 

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