Si apre ufficialmente il cammino di revisione della riforma Fornero, la legge sul lavoro approvata lo scorso luglio che ha ridefinito contratti e rapporti professionali e di dipendenza, con particolare impatto sulla sfera della flessibilità e dei licenziamenti.

Cosa cambierà, in dettaglio, ancora non è dato sapere, ma è fuori discussione che sulla legge Fornero si interverrà e, probabilmente, anche con decisione. Questo, almeno ha lasciato intendere il nuovo ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, che già ieri ha incontrato in via preliminare i rappresentanti delle parti sociali, per aprire la strada alle modifiche sulla vituperata legge che tante polemiche ha suscitato nella prima parte del 2012 in sede di discussione e, quindi, anche in tempi più recenti quando è partita la sua entrata in vigore, per la verità non ancora completata.

Lunedì, i primi a varcare la soglia del Ministero della gestione Giovannini sono stati i segretari generali di Cgil e Uil, Susanna Camusso e Luigi Angeletti. Quindi, nelle prossime ore toccherà, innanzitutto, a Raffaele Bonanni della Cisl, per passare poi ai membri delle organizzazioni imprenditoriali e di settore.

Intanto, il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi mette le mani avanti e auspica una “seria revisione della riforma del lavoro”, che evidentemente ha scontentato tutti, lavoratori, sindacati e datori di lavoro inclusi. Nella situazione attuale, infatti, secondo Squinzi il restyling alla legge Fornero “dovrebbe essere finalizzato alla creazione di nuovi posti di lavoro e a salvaguardare qui meccanismi di sicurezza sociale che in questo momento sembrano un po’ in pericolo per mancanza di fondi”. Dunque, più lavoro e l’impegno dello Stato a saldare i propri conti aperti con le aziende e i dipendenti in condizioni di Cassa integrazione o, ancor peggio, esodati.

Il percorso già tracciato in Ministero è quello di partire da un intervento mirato sui contratti di apprendistato e sulla flessibilità per i nuovi occupati, per diminuire i lacci e lacciuoli che stanno impedendo ai propositi della riforma del govenro Monti di ottenere i risultati sperati. Ma arriva già l’alt della Fiom su un ritorno al passato segnato dalla precarietà dei contratti per i giovani: “Se si agevolano i contratti a termine, stanno peggiorando la riforma”, spiegano i vertici.

Quel che resta indubbio, è che la disoccupazione giovanile galoppa e tutti gli indicatori segnalano al governo di agire proprio in questa direzione. Anche il premier Enrico Letta, ieri nella conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Rajoy, ha infatti dichiarato che i primi sforzi sul tema lavoro saranno proprio rivolti verso i tantissimi giovani che si trovano attualmente senza occupazione, piaga che affligge la Spagna in misura ancor superiore al nostro Paese.

Così, non è escluso che si intervenga col bisturi sull’apprendistato, che, secondo i vincoli introdotti dalla legge Fornero, obbliga le aziende alla conferma di una quota di rapporti – generalmente un terzo, a crescere negli anni successivi – per poter godere degli sgravi. Al posto di questi, potrebbero arrivare invece incentivi di diversa natura, forse rivolti proprio alla stipulazione immediata dei contratti.

Sul fronte dei rapporti ancor più instabili, invece, la riforma Fornero non sembra aver raggiunto gli obiettivi di scoraggiare il ricorso selvaggio a questi strumenti, che restano applicati ma con giravolte fiscali e burocratiche che andrebbero immediatamente censurate per favorire l’occupazione.

C’è poi, il problema della detassazione sul lavoro: nonostante da più parti si volga lo sguardo vero l’Imu o altri balzelli, l’Europa chiede di intervenire con urgenza sul problema del carico tributario in busta paga. Ridurre i prelievi sugli stipendi potrebbe essere un impulso all’economia stagnante, che il ministro Giovannini dovrà però concordare con il collega del Tesoro, Fabrizio Saccomanni.

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