Un caso eclatante di inspiegabile disumanità sta riempiendo le pagine di tutti i principali quotidiani statunitensi. Tre giovani donne, rapite dieci anni fa quando si affacciavano appena al mondo dell’adolescenza, sono state ritrovate oggi in un’abitazione privata di Cleveland, Ohio, non lontano da dove furono avvistate per l’ultima volta prima delle misteriose sparizioni. Quest’ultime, perpetuate all’interno della stessa area, seguirono tempistiche disgiunte nonostante furono tutte realizzate nel breve giro di un biennio. Un fattore che oggi suscita persino più scalpore riguarda il ritrovamento, congiunto alle tre donne, di una bambina. Le prigioniere pare siano state tenute segregate per tutti questi anni da un autista di scuola bus, di nome Ariel Castro, classe 1961, che per il reato è stato arrestato insieme a due dei suoi fratelli.

La storia che rivela dell’incredibile, ha come d’ovvio scaturito l’attenzione mediatica di tutti i notiziari americani. Le protagoniste al centro della drammatica vicenda sono Gina De Jesus, 23enne rapita nel 2004, Amanda Berry oggi 26enne, di cui si era persa ogni traccia nel 2003, e Michelle Knight, 30 anni, scomparsa nel 2001. Casi analoghi alla superficie, in realtà segnati da trame tra loro assai difformi, sui quali nessuno poteva ipotizzare la sussistenza di un unico, doloroso, destino. E oggi, la svolta fortuita è arrivata, e anche se con dieci anni di ritardo, pare riportare luce nelle vite delle giovani, da troppo tempo tenute precluse al mondo. Una di loro, Amanda, rapita il giorno prima di compiere diciassette anni, è infatti riuscita a darsi alla fuga, grazie all’intervento di un vicino di casa. Charles Ramsey, questo il suo nome, richiamato dalle grida provenienti all’interno dell’abitazione, ha riportato alla Polizia di essersi avvicinato alla porta d’ingresso, presupponendo si trattasse di un episodio di violenza domestica.

A seguito della liberazione di Amanda, il soccorritore ha confermato di aver consegnato il rispettivo cellulare alla ragazza per consentirle di avvisare repentinamente le forze dell’ordine, la cui telefonata, dai toni verosimilmente tragici, è stata e continua ad essere trasmessa in queste ore dalle maggiori emittenti televisive USA. “Aiutatemi. -riporta la registrazione- Sono Amanda Berry, sono stata rapita dieci anni fa, e ora sono libera”. L’ex ostaggio ha rivolto agli agenti l’accorata richiesta di procedere il più velocemente possibile affinché fossero tratte in salvo le restanti partner di prigionia nel momento in cui l’aguzzino rimaneva fuori casa. Gli abitanti residenti in zona si sono riversati per strada, sconvolti nell’accogliere il mirabolante rinvenimento. Le donne sono poi state ricoverate all’ospedale, ma gli inquirenti ne hanno già reso note le ottimali condizioni di salute.

Adesso non resta che interrogarsi sull’alone innalzatosi intorno all’arcana vicenda, insinuato dai dubbi esposti dall’intera opinione pubblica: come è stato possibile che un solo uomo possa aver richiuso e tenuto nascosti per oltre dieci anni tre esseri umani inermi contro la rispettiva volontà, tre ragazze poco più che adolescenti, divenute donne tra le mura di una convertita prigione all’ombra di uno dei quartieri più comuni dell’Ohio, proprio il cuore pulsante della classe operaia americana? Come è potuto avvenire un fatto di tale portata sotto gli occhi indifferenti e ciechi dei vicini di casa? Solo ora, infatti, si nota che l’aguzzino, Ariel Castro, da tempo separato dalla moglie, era solito entrare nella propria residenza esclusivamente dal retro, prediligeva tenere le tende costantemente abbassate, mantenendo la casa interamente al buio e dunque rendendo impossibile ai curiosi sbirciarne l’interno.

Di Michelle si erano perse le tracce nel 2002, nelle vicinanze della propria abitazione. Amanda, invece, l’ultima volta era stata vista all’uscita del fast-food dove prestava servizio, era il 21 aprile del 2003, alla vigilia del suo diciassettesimo compleanno. Quanto a Gina era svanita nel nulla, il 2 aprile 2004, mentre percorreva il quotidiano tragitto che la portava da scuola a casa: all’epoca aveva 14 anni. La mamma di Amanda Berry, ammalatasi gravemente a seguito della scomparsa della figlia, ha combattuto fino alla fine dei suoi giorni per scoprire la verità sull’insondabile sparizione, non riuscendo tuttavia, essendosi spenta nel 2006 a fronte di un profondo peggioramento delle condizioni di salute, a riabbracciare il suo “angelo perduto”. Sul caso sono tuttavia ancora tantissimi gli interrogativi rimasti aperti: dove venivano nascoste la ragazze quando Castro usciva per recarsi al lavoro? Perché le tre prigioniere non hanno tentato di scappare prima? E ancora, come ha fatto Amanda a riuscire a scappare? Questi, insieme a tanti altri aspetti irrisolti, tra cui il ruolo giocato nella vicenda dai due fratelli di Castro, sono i punti sui quali la Polizia ora è chiamata a far luce.


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