I processi di Silvio Berlusconi restano a Milano. La Corte di Cassazione ha respinto così la richiesta dei legali dell’ex presidente del Consiglio, per il trasferimento dei procedimenti sui diritti Mediaset e il cosiddetto “caso Ruby” nel Tribunale fuori dal territorio meneghino, che poggiava sulla base del “legittimo sospetto”.

In una seduta di circa 90 minuti, i giudici della Sesta Sezione Penale della Suprema Corte riuniti in camera di Consiglio hanno decretato il rifiuto alla richiesta di Niccolò Ghedini e Piero Longo – difensori di Berlusconi – di dirottare i procedimenti a carico dell’ex premier a Brescia.

Oltretutto, è bene notare come quello della Cassazione sia un doppio rifiuto, poiché, già il 18 aprile scorso, il pronunciamento nei confronti di Berlusconi, che chiedeva di essere sentito in merito al trasferimento dei procedimenti a Brescia, è stato negato, essendo previsto, dal Codice, solo in casi di estradizione.

Dunque, da questo momenti riprendono ufficialmente i processi, fin qui in stand by a causa del sollevamento di fronte alla Corte di Cassazione. Entrambi gli iter processuali stanno per approdare alle fase decisive: per quello sui diritti Mediaset – con Berlusconi imputato di frode fiscale già condannato in primo grado a 4 anni, di cui 3 indultati, e 5 di interdizione dai pubblici uffici – sta per arrivare al termine dell’appello mentre per il caso Ruby, dove il Cavaliere si trova alla sbarra con l’accusa di concussione e prostituzione minorile, si attende ancora la sentenza di primo grado.

Sulla vicenda Mediaset, è bene poi ricordare, pende anche il ricorso presentato in sede di Corte costituzionale sul presunto conflitto di attribuzione. Responso che la Consulta ha rimandato perché sarebbe dovuto arrivare proprio nelle ore in cui stava per vedere la luce il governo di Enrico Letta. Così, si è scelto di rimandare la decisione a una fase meno delicata della vita pubblica del Paese. Anche se, c’è da attendersi, dopo la decisione di oggi, con le sentenze previste nell’arco di qualche settimana, la tensione tra politica e giustizia potrebbe tornare fortemente a crescere.

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