Del libro dei sogni del governo presieduto da Enrico Letta, probabilmente solo l’abolizione delle ormai condannate province sarà realizzato.

In fondo, si tratta di una decisione sufficientemente populista e popolare, come dimostra il consenso ottenuto sul tema da Crocetta in Sicilia, nonostante la regione siciliana tutto abbia fatto tranne che abolire le province: al contrario, manterrà l’ente di secondo livello e da 9 province passerà a 3 città metropolitane e 33 consorzi, alla faccia della razionalizzazione.

Poi, ormai le province, dopo i mille ukaze di Stella&Rizzo ed epigoni, sono da anni nel mirino e dunque la facile scelta di sopprimerle farebbe urlare di gioia non solo gli editorialisti del Corriere della sera, che proprio non dormono finché le province restano operanti, ma anche tutte le forze politiche e i cittadini, in cerca del capro espiatorio.

Da quanto è dato intendere, a differenza del fumo venduto dalla Sicilia, Letta mira ad una riforma della Costituzione e alla totale soppressione dell’ente di secondo livello. Una scelta, questa, di per sé molto più razionale del pateracchio che era stato immaginato da Patroni Griffi, anche perché pare di capire che l’intenzione sarebbe di riorganizzare le regioni, con un assetto organizzativo territoriale che conglobi le province. Anche questa sarebbe una scelta corretta e da condividere, molto più della irrazionale decisione del governo Monti di assegnare gran parte delle funzioni e competenze provinciali ai comuni, enti troppo piccoli e inadeguati alla gestione di funzioni per loro natura sovra comunali (e, infatti, le gestiscono non a caso le province).

Il problema è che, comunque sia, la soppressione delle province rimane pur sempre un pannicello caldo.

Sul Fatto Quotidiano, nell’articolo “Governo Letta, le promesse del nuovo premier costeranno oltre 20 miliardi”, di Francesco Tamburini, si evidenzia che gli impegni assunti da Letta complessivamente costerebbero 20 miliardi e che non sono state indicate da nessuna parte le coperture di simile spesa; l’articolista stima gli introiti dalla soppressione delle province in 2 miliardi: un decimo della spesa.

Tale importo discende da uno studio dell’istituto Bruno Leoni. Chi scrive, per vie diverse, aveva a sua volta immaginato che ottimisticamente, razionalizzando in modo molto più che drastico ed efficiente la spesa delle province, si potesse arrivare ad un risparmio simile (Abolire le province? si risparmia poco in http://archivio.lavoce.info/articoli/pagina1002444.html).

Nella realtà, è molto più probabile che i risparmi risultino di molto inferiori, non oltre i 750 mila euro.

Sicuramente, la stima di 2 miliardi o inferiore rende giustizia delle superficialità diffuse a piene mani dalla stampa populista che da anni indica che le province “costano” 11 miliardi, confondendo il “costo” con la spesa. Come tutti ormai stanno comprendendo, abolendo le province non si abolisce anche la spesa da esse gestita, ma si può ridurla. Perché le funzioni che svolgono le province restano e per gestirle la spesa non si può azzerare.La ministro Carrozza in questi giorni rilancia il problema della spesa per la sistemazione degli edifici scolastici; ma non ricorda, come dovrebbe, che tale spesa non sta in capo al Ministero dell’istruzione, bensì in capo a comuni e province, queste ultime chiamate alla manutenzione e costruzione degli edifici scolastici della scuola secondaria di secondo grado. Questo dimostra che sopprimendo l’ente, poiché non sparisce la funzione, la spesa a sua volta resta.

Per altro, immaginare di risolvere i problemi finanziari dell’Italia agendo solo sulla corda delle province è risibile. Anche fosse possibile conseguire tutti i 2 miliardi che si fantastica di ottenere, comunque ne mancherebbero altri 18 per pareggiare i conti della spesa prevista da Letta. Ancora, 2 miliardi, rispetto agli 805 che spende complessivamente l’Italia sono lo 0,24%. Ci vuol poco a comprendere come un vero e credibile risanamento della spesa possa passare per altre strade, molto ma molto diverse.

Una potrebbe consistere nell’imporre alle province un piano di risparmi di 2 miliardi, evitando di aprire la via per un elemento che il facile populismo non considera mai, quando si parla della loro abolizione: cioè i costi e i tempi dell’operazione immensa di riorganizzazione e riallocazione della spesa, del personale, del patrimonio e dei contratti. Costi e tempi che sarebbero lunghissimi ed inconciliabili con l’esigenza di “fare presto” da tutti evidenziata.

Detto questo, apparirebbe ben strano che dalle province sole si debba (come è giusto) pretendere un risparmio pari al 18% del loro volume di spesa, senza che similare criterio si applichi alle restanti amministrazioni.

E’ sempre bene ricordar come è ripartita la spesa:

Settore

Spesa

Amministrazione Centrale

141 miliardi di euro

Previdenza

311,7 miliardi di euro

Interessi sul debito

86 miliardi di euro

Regioni

182 miliardi di euro

di cui 114 spesa sanitaria

Comuni

73,3 miliardi di euro

Province

11 miliardi di euro

Come si nota, le province sono proprio l’ultimo dei problemi.

Applicando linearmente a tutte le amministrazioni un taglio del 18% si otterrebbero risparmi davvero significativi:

Amministrazione Centrale

141 miliardi di euro

18%

25,38

Previdenza

311,7 miliardi di euro

18%

56,106

Interessi sul debito

86 miliardi di euro

18%

15,48

Regioni

182 miliardi di euro

18%

32,76

di cui 114 spesa sanitaria

0

Comuni

73,3 miliardi di euro

18%

13,194

I tagli lineari, però, come sappiamo, sono quanto di più sbagliato si possa prevedere. E tuttavia, visti i potenziali risparmi, che ovviamente crescono al crescere del volume della spesa, pare davvero assurdo, inconcepibile, che l’attenzione si debba concentrare tutta sullo 0,24%. O forse no. In effetti, il populismo vale questo: poco più di zero.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


3 COMMENTI

  1. DELRIO E IL …DEL I RIO ANTI PROVINCE.

    Il Ministro Delrio e non solo, prima di parlare dovrebbe informarsi bene sul ruolo delle province. Quanto costano e quali risparmi ricaverebbe dalla loro abolizione? Lo sa? Una goccia rispetto a quanto si ricaverebbe dalla chiusura di altri organi dello stato (perché per risparmiare, non chiudiamo il parlamento?), con l’aggravante anche della perdita di una rappresentanza territoriale fondamentale. Lo dichiara anche il ministro che non sanno come risolvere il problema delle funzioni!!! Fate funzionare quello che c’è, senza prendere in giro la gente!! Il Ministro dovrebbe anche leggersi bene la Costituzione e non chiedere consigli a Patroni Griffi autore del tentativo di cancellazione di tante province, incostituzionale e naufragato grazie all’iniziativa soprattutto del centrodestra (che anche su questa cosa ha costruito il suo recupero elettorale). Alla fine le proposte. Ok se Delrio vuole fare le città metropolitane, con l’assorbimento di province che VOLONTARIAMENTE aderiscono. Rispettare la Costituzione, la Carta Europea dell’autonomia locale e le leggi regionali, dovrebbe essere un dovere per ministri e parlamentari. Per l’eliminazione di qualche provincia, sempre per via costituzionale e dopo referendum previsto dalla Carta Europea, requisito primario ostativo, deve essere la storicità, ovvero da quanto tempo esiste. Chi ha secoli di vita e comunità, chi è nell’elenco previsto dai documenti propedeutici la Costituzione, non può essere cancellato per problemi di bilancio. Qualche bombardiere in meno ci permetterebbe di rispettare le comunità e la storia. Il Ministro pensi invece di farci avere i soldi almeno per la manutenzione di strade, scuole e per gli ammortizzatori sociali per i nostri disoccupati. A scuola pensiamo ci vanno anche i suoi figli.
    Un appello anche al TAR del Lazio per il ripristino del diritto di voto in almeno 8 province, sospensione pericolosissima e contraria a quanto previsto dall’art. 1 della Costituzione e dal 267/2000. Alla Corte Costituzionale chiediamo di far rispettare la Costituzione e la Carta Europea. Senza rimandare ulteriormente.
    Brusco Guglielmo Vice Presidente della Provincia di Rovigo – Rovigo 16.5 2013

  2. ottimo articolo e interessante commento di G.Luca. E’ veramente triste vedere la maggioranza della stampa bombardare l’opinione pubblica con opinioni e dati fuorvianti sulle province.

  3. PROVINCE? IL VERO VOLANO DELLO SVILUPPO E DEL RISPARMIO, SE SOLO QUALCUNO SI IMPEGNASSE AD APRIRE GLI OCCHI.
    Mi viene da ridere!!! Il problema del paese è rappresentato da poco più di 100 enti, che gestiscono ed esercitano funzioni da epoche immemorabili, quando le regioni non erano nemmeno nei sogni e quando i comuni erano e sono tutt’ora, entità troppo piccole e ristrette per gestire il territorio di area vasta, atteso che nemmeno i consorzi potranno sopperire a ciò, anzi, peggio, rischio palese di caos, disservizi e costi che non si riducono.
    Se un cambio di casacca può risolvere i problemi è davvero ridicolo. I beni, il patrimonio, le competenze, le funzioni, il personale delle province saranno trasferiti ad altro ente (qualsiasi essa sia la natura), per cui i soldi per esercitare ciò potranno essere risparmiati? ASSOLUTAMENTE NO. L’errore più grosso è quando si dice che le province “COSTANO” 11 miliardi, le province esercitano le funzioni e per esercitarle c’è un investimento di quell’entità, per cui passare le funzioni e i dipendenti mica sarà la panacea di tutto, non ci sarà alcun risparmio e se l’operazione mira a togliere i presidenti, le giunte e i consigli bastava solo adeguare e ridurre fino a carica onorifica con rimborso reale di tutte le spese, queste cariche, oppure adeguando i compensi al minimo davvero minimo!!! Davvero roba di altri tempi. In tutti gli stati europei esistono le province è vero, ma l’Italia è più avanti culturalmente ed economicamente, ecco che è giunta all’idea che bisogna togliere tutto, province comprese, sono questi i veri problemi del Paese, ma stiamo davvero scherzando…credetemi!!! Giochiamo mentre il Paese ha necessità di gran lunga più serie e importanti, e le province se inquadrate in un contesto giusto potrebbero rappresentare un volano di sviluppo e di risparmio. Sapete come? Non c’è cosa più semplice da fare, senza modificare niente, senza iter e senza lotte intestine.
    Migliaia di enti, ATO, agenzie, aziende, società, istituti ecc. di natura pubblica, molti esercitano anche importanti compiti, altri sono emeriti e acclarati carrozzoni, ma non stiamo qui a fare processi, costano, se si può dire (termine sbagliato), più delle province, bene, le province potrebbero svolgere le attuali funzioni di queste migliaia di enti a costi davvero irrisori, con notevoli risparmi. Costi irrisori perchè le province hanno già l’organizzazione per poter svolgere le attività svolte da questi enti, inoltre si risparmierebbe tantissimo solo dall’eliminazione di presidenti, direttori, colonnelli, amministratori ecc., d’altronde si tratta di nominati e non di gente messa lì perchè democraticamente eletta, in ogni caso un taglio davvero reale e senza arrecare danni, perchè tutti i dipendenti, i beni e il patrimonio andrebbero alle province, a costi assolutamente non lievitati. Ma questa strada non piace a nessuno perchè a nessuno piace impegnarsi seriamente per fare le cose “serie”.

    Non c’è cosa più sbagliata che l’abolizione delle province, il populismo, la demagogia e l’anti politica vanno buttati nel cestino, perchè in un momento come questo, già il solo buttar fumo negli occhi della gente disperata serve ad alimentare ancora più odio e disprezzo verso el istituzioni (la provincia è un istituzione democratica e repubblicana, che lo vogliate o meno, cari signorotti).

SCRIVI UN COMMENTO

Scrivi il tuo commento!
Inserisci il tuo nome