A seguito dell’elezione del nuovo Pontefice, e dopo il cratere nero ampiamente disquisito apertosi dentro e fuori le mura leonine grazie alla scandalosa vicenda di Vatileaks, lo Ior, l’Istituto per le opere di religione, non è più stato menzionato da nessuno. In realtà, la corruzione disvelata tra i meandri di potere della più ampia cassa religiosa non è affatto passata in sordina. La valenza, sino a poco tempo fa, neanche lontanamente contestabile dell’Istituto oggi è stata messa in dubbio dallo stesso Pontefice uscente, Papa Francesco I.

“È sì necessario, ma fino a un certo punto”. È stato infatti questo il senso ‘temerario’ di un passaggio estrapolato dall’intervento di Sua Santità durante l’omelia della messa celebrata mercoledi nella Domus Santa Marta, dinanzi la folta schiera di presenti, tra cui proprio i dipendenti della Banca Vaticana. “Ci sono quelli dello Ior, scusatemi eh, tutto é necessario, gli uffici sono necessari, ma sono necessari fino a un certo punto”, si è spinto a dire, senza remore, il Pontefice. Forse sarà proprio la ferma credenza nei valori fondanti il messaggio di Cristo di semplicità e povertà, mostrata da Bergoglio negli anni precedenti al pontificato, e ora largamente trasportata entro il Soglio pontificio, ad aver portato il Papa a palesare un convincimento così netto, peraltro mai avanzato pubblicamente da nessun pontefice prima di lui.

In occasione dell’udienza generale in Piazza San Pietro, il Papa Francesco ha poi rivolto il proprio appello direttamente ai giovani: “A voi che siete all’inizio della vostra vita, chiedo: avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato come metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti, scommettete su ideali grandi che renderanno fecondi i vostri. Cari giovani, abbiate un animo grande, non abbiate paura di sognare cose grandi”. Il Papa ‘semplice’ non si certo rifiutato poi di rispondere alle rappresentanti del movimento Nonne di Plaza de Mayo, le quali in conclusione dell’udienza generale, ne hanno richiesto l’aiuto nella ricerca, tramite gli archivi della Chiesa argentina e del Vaticano, dei figli dei desaparecidos sottratti ai genitori durante la dittatura.

Aprire i registri della Chiesa per cercare figli desaparecidos. Potete contare su di me”, ha ribadito il Pontefice. Papa Francesco in merito alla peculiare natura dell’Istituto creditizio vaticano è tornato a sottolineare l’importanza di non rischiare di trasformare la Chiesa in una vera e propria Ong: “E quando la Chiesa vuol vantarsi della sua quantità e fa delle organizzazioni – ha spiegato sempre durante la celebrazione mattutina – e fa uffici e diventa un po’ burocratica, la Chiesa perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di trasformarsi in una Ong. E la Chiesa non è una Ong. È una storia d’amore. Ma ci sono quelli dello Ior  -ha aggiunto Francesco- scusatemi, eh! (…) Ma sono necessari fino ad un certo punto: come aiuto a questa storia d’amore. Ma quando l’organizzazione prende il primo posto, l’amore viene giù e la Chiesa, poveretta, diventa una Ong. E questa – ha concluso Papa Francesco – non è la strada”.

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