Contestualmente al varo della riforma delle pensioni, 10.130 nel complesso, sono quattro le categorie di lavoratori che sono rimaste senza una occupazione e per le quali adesso scatta la terza salvaguardia che si somma alle due già in piena fase attuativa e che coinvolgono le prime due platee di 65 mila e 55 mila esodati selezionati nel corso del 2012.

Il testo del decreto ministeriale, firmato da Elsa Fornero e Vittorio Grilli in data 22 aprile è al momento al vaglio della Corte dei Conti, e riconosce, nella fattispecie, il diritto ad accedere alla pensione, con i criteri precedentemente in uso alla riforma, ai lavoratori che hanno portato a termine il proprio rapporto lavorativo entro il 30 settembre 2012 e successivamente sono stati posti in mobilità ordinaria o in deroga a seguito di accordi stipulati entro il 2011.

Sono almeno 2.460 i lavoratori che rispondono a questa descrizione e che devono conseguire i requisiti entro fine 2014, poi ci sono quei lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione entro il 4 dicembre 2011 e sono 1.590 e se rispetteranno determinate condizioni potranno maturare i requisiti entro il 2014. Sono 5.130 invece i lavoratori che hanno terminato il rapporto lavorativo entro il 30 giugno scorso sulla base degli accordi chiusi entro fine 2011 e sono 850 i prosecutori volontari che aspettano di portare a conclusione la mobilità e che pure conseguono i requisiti per la pensione entro fine 2014.

I soggetti tutelati avranno l’obbligo di presentare le istanze di accoglimento entro quattro mesi della pubblicazione del decreto in Gazzetta alle Direzioni Territoriali del lavoro con copia dell’accordo di mobilità e le Direzioni a loro volta gireranno all’Inps le istanze nei 45 giorni successivi. Il parametro di controllo e selezione delle domande non è diverso rispetto ai due precedente decreti, a cominciare dal tetto inderogabile di spesa connesso all’esaurimento della platea.

Con questo terzo decreto si mobilitano nuove risorse per 554 milioni tra il 2013 e il 2020 che saranno coperti nella sfera dei risparmi stabiliti dalla legge 228/2012 ossia, nella pratica, attraverso la deindicizzazione per l’anno 2014 delle fasce dei trattamenti pensionistici maggiori di 6 volte il minimo. Si tratta dell’ultimo atto di un insieme di interventi di salvaguardia che, pur tra numero polemiche – da più parti si ritiene che ci sono ancora platee di lavoratori da tutelare – ha comunque assicurato il pensionamento con i vecchi parametri al termine del sussidio a 130.130 persone, con una spesa totale di 9,8 miliardi, in termini cumulati, entro il 2020.

In definitiva, a legislazione vigente è necessario ricordare che, nel medesimo periodo, la riforma delle pensioni produrrà risparmi per 77 miliardi, in base a stime della Ragioneria generale dello Stato, che diminuiscono a 72 se si sottraggono le spese per le salvaguardie, mentre  altri 4,1 miliardi di coperture sono stati garantiti con la spending review e ulteriori 600 milioni con la Legge di Stabilità.

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1 COOMENTO

  1. i dipendenti delle piccole imprese che non hanno usufruito di nessun accordo sindacale perchè non possibili, dopo il periodo di disocupazione e come nel mio caso a 30 settimane al requisito pensionistico dei 40 anni si trovano dimenticati , con una ulteriore penalizzazione a mio parere anticostituzionale perchè favorisce l’assunzione hai giovani discriminando quindi chi , entro una certa età non è più. per noi nessuna mobilità, nessuna cassa integrazione ,nessuna buona uscita ,solo le tasse che nonostante una condizione economica famigliare allo sfascio ,lo stato chiede .grazie

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