E’ morto questa mattina a Roma in clinica l’ex ministro Antonio Maccanico, esponente storico del Partito repubblicano e uomo simbolo dell’alba della Seconda Repubblica.

Nel corso della sua lunga carriera politica, Maccanico  ha ricoperto incarichi disparati, entrando in Parlamento nel 1947, ma da funzionario. Per circa vent’anni continuò a ricoprire incarichi di servizio alla Camera dei deputati, di cui divenne Segretario generale nel 1976.

Due anni più tardi, il neoeletto presidente della Repubblica Sandro Pertini lo investì della responsabilità di Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, funzione che svolse per nove anni, proseguendo, dunque, per un breve periodo anche sotto il successore al Colle, Francesco Cossiga. 

Dunque, venne chiamato a sostituire l’anziano Enrico Cuccia al vertice di Mediobanca, che guidò per circa un anno, quando, infine, riuscì a diventare ministro degli Affari Regionali coi governi De Mita e Andreotti a cavallo degli anni ’80 e ’90.

Quindi, il decennio successivo fu quello dell’impegno politico in prima persona: eletto nelle file del Pri nel 1992, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con il governo tecnico di Carlo Azeglio Ciampi, si vide incaricato dal presidente della Repubblica Scalfaro di formare un nuovo governo a seguito della conclusione dell’esecutivo Dini nel 1996. Il tentativo non andò in porto e il Paese tornò alle urne, portando alla vittoria l’Ulivo di Romano Prodi, di cui Maccanico divenne ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni.

In quel periodo, fu varata la nota legge Maccanico, che andava ad aggiornare i principi della precedente legge Mammì, sui principi a regolamentazione delle trasmissioni da parte del polo privato televisivo. Tra le novità della normativa che porta ancora oggi il suo nome, l’istituzione dell’Agcom, l’Autorità per le comunicazioni.

Sul fronte delle frequenze, invece, la legge non riuscì a realizzare i suoi propositi: da lì, infatti, si aprì l’annosa querelle che avrebbe dovuto spedire Rete4 sull’emittenza satellitare, in parziale applicazione di una sentenza della Corte costituzionale. Come noto, però, il canale Fininvest – ora Mediaset – continuò a trasmettere fino a oggi, a seguito dell’apposita correzione in stesura della successiva legge Gasparri.

 

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