In occasione dalla Fiera Agricola di Pastorano, la nostra redazione sarà presente e nel cammino di avvicinamento pubblicherà alcune news sulla disciplina della circolazione stradale delle macchine agricole. La prima riguarda l’incubo della patente di guida e del patentino. Chiariamo immediatamente che sono due fattispecie diverse, la priva dettata dalla normativa della circolazione stradale la seconda dalla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro.

Lo ha chiarito il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che, con Circolare 22-2-2013 n. 4857 (Categorie di patenti richieste per la guida di macchine agricole ed operatrici), ha precisato che è necessaria patente:
A1 quando le stesse non superano i limiti di sagoma e di peso stabiliti dall’articolo 53, comma 4, CdS (1,60 m. di larghezza, 4 m. di lunghezza e 2,5 m. di altezza; massa complessiva a pieno carico 2,5 t) e non superino la velocità di 40 Km/h (prima del 19 gennaio 2013 era richiesta la patente di categoria A);
B se le stesse superano i limiti su descritti.

Per la guida di macchine operatrici (escluse quelle a vapore), è richiesta almeno la patente di categoria:
– B eccetto quelle di dimensioni eccezionali;
– C1 quando le stesse hanno dimensioni eccezionali (prima del 19 gennaio 2013 era richiesta la patente di categoria C).


Da non dimenticare che, con le modifiche apportate a gennaio di quest’anno, la guida senza patente di macchine agricole oppure operatrici è sanzionata penalmente dall’articolo 116 comma 15 C.d.S. per espressa previsione dell’articolo 124 C.d.S. così modificato.

Sarà obbligatoria da Febbraio 2013 il “Patentino”  per la guida dei trattori, anche se gli utenti avranno due anni di tempo per adeguarsi. Entra in vigore l’accordo Stato-Regioni del 22 Febbraio 2012 che recepisce la direttiva comunitaria 59/2003 sull’abilitazione all’uso delle attrezzature professionali.

Per guidare una trattrice agricola sarà quindi necessario o dimostrare di avere un’esperienza documentata di almeno due anni, che comunque non svincola dall’aggiornamento, oppure conseguire il “patentino” attraverso un percorso formativo che prevede tre ore d’aula e cinque di pratica.

Nello specifico, tuttavia, la normativa presenta diversi punti oscuri e sarebbe opportuno che siano presto pubblicate delle linee guida per chiarire, ad esempio, se il possesso della patente A o B rappresenta una discriminante per l’accesso ai corsi di formazione e se questi sono rivolti solo ai maggiorenni oppure anche a chi abbia già compiuto sedici anni.

Dovranno essere, quindi, organizzati dei corsi di formazione sulla base di quanto riportato nell’accordo, da cui però risulta difficile individuare una categoria di soggetti (associazioni, enti di formazione, organizzazioni professionali, istituti agrari, aziende sperimentali) in possesso di tutte le caratteristiche necessarie ad ottemperare a quanto richiesto dall’accordo.

Tale situazione, qualora non si progetti per tempo una strategia di fattibilità agile e concreta, rischia di diventare problematica per i lavoratori e gli imprenditori agricoli che avranno necessità di acquisire l’abilitazione ma troveranno grandi difficoltà a trovare corsi istituzionalmente riconosciuti e di alta qualità didattico formativa.

Non mancano, poi, criticità di natura squisitamente tecnica come quella che prevede l’impiego di trattori con sedile passeggero e con doppi comandi quando in realtà macchine del genere ancora non sono disponibili (i cingolati non hanno il sedile passeggero).

Un altro aspetto problematico è quello relativo agli oneri economici della “riforma”. La formazione dovrebbe permettere agli utilizzatori di macchine agricole di usare i propri strumenti di lavoro in modo più produttivo e soprattutto più sicuro (nel triennio 2009-2011 si sono verificati oltre 420 infortuni mortali con le trattrici, 61 nel primo semestre 2012, con una media di 140 incidenti l’anno). Un ulteriore problema sarà trovare gestori dei corsi che dovranno dimostrare di saperne molto di più degli operatori.

Il patentino dovrebbe interessare una platea di utilizzatori stimata in circa 2 milioni di persone, con un onere economico complessivo di alcune centinaia di milioni di euro.


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