Un ragazzino, <<convivente>> con la madre, viene prelevato, con forza, dalla scuola che frequenta per essere portato in una struttura educativa. Tale estremo fatto, posto in essere dalle forze dell’ordine, si concretizza a seguito della decisione dell’organo giudicante, il quale giunge – espressamente – a sostenere che il ragazzino e la madre siano affetti dalla ‘‘sindrome di alienazione parentale’ (cd. ‘‘PAS’’). Più specificatamente, la madre del ragazzino risulta decaduta dalla potestà genitoriale, quindi non più idonea alla <<convivenza>> con il minore, per aver estraniato al figlio la figura paterna. I giudici, dunque, giungono a dettare tale estremo provvedimento a seguito di differenti consulenze tecniche: le quali constatano nel ragazzino un equilibrio psico-fisico minato ed esposto a grave pericolo – in relazione alla condizione patogenetica in cui il medesimo versa, determinata da un forte conflitto di fedeltà nei confronti della madre (…). La madre, considerate le avverse pronunce giudiziali – contenenti gli estremi, dannosi provvedimenti, propone ricorso presso la Corte di Cassazione: la Quale da torto ai giudici di prime e seconde cure assestando un duro colpo alla PAS!

Ebbene, secondo il principale teorizzatore, Richard Gardner, la ‘‘sindrome PAS’’, ovvero   Parental Alienation Syndrome, è <<un disturbo che insorge quasi esclusivamente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli>>. In questo disturbo un genitore, definito alienatore, attiva un programma di denigrazione contro l’altro genitore, definito alienato. Il minore, conteso dai due genitori, si trova dunque ‘‘costretto’’ a fornire il suo personale contributo alla campagna di denigrazione ed allontanamento – esercitata verso uno dei genitori. Numerosi studi, soprattutto recenti, escludono <<categoricamente>> la validità scientifica della ‘‘sindrome PAS’’ e la possibilità di inserire il fenomeno medesimo nell’ambito delle patologie-malattie (la sindrome in esame non risulta, infatti, inserita in alcuna delle classificazioni scientifiche in uso). Ebbene, nonostante la PAS non sia oggi considerata – né dalla psichiatria né dalla psicologia clinica – come un disturbo mentale, la sindrome continua ad essere oggetto di attenzione soprattutto in ambito forense. Nella prassi, sono numerose le consulenze tecniche che supportano la sindrome PAS e che, immancabilmente, influenzano i provvedimenti giudiziali.

Ebbene, sotto il profilo strettamente tecnico-giuridico, è bene precisare che la sindrome PAS non è menzionata tra i motivi di esclusione dell’affidamento (ex Legge 8 febbraio 2006 nr. 54). Più specificatamente, tra i motivi di esclusione dell’affidamento rileva la ‘‘sola’’ cd. manipolazione di uno dei due genitori per allontanare il figlio e non la sindrome PAS. Quando si parla di manipolazione di uno dei genitori (…) è necessario rinviare, in via propedeutica, alla radicale differenziazione operativa tra mera conflittualità genitoriale da un lato e vere e proprie manovre di alienazione dall’altro: riconoscendo solo a quest’ultime una grave potenzialità di pregiudizio per il benessere del minore, criterio necessario e sufficiente a motivare una sospensione della bigenitorialità e la scelta di affidamento univoco al genitore alienato (in tal senso: Cass. Civ., sent. nr. 16593 del 2008). Tale precisazione tecnico-normativa sta, dunque, ad evidenziare che sussiste una netta distinzione tra: sindrome PAS (potente, onnicomprensivo strumento gardneriano) e manipolazione di uno dei genitori per allontanare il figlio. La sindrome PAS, nel suo ampio raggio d’azione, tende infatti a ‘‘castigare’’ anche le mere conflittualità – fisiologiche in una separazione-divorzio.

A tal preciso riguardo, una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione, sent. nr. 7041 del 2013, afferma in sostanza che: ‘‘una C.T.U. che si fondi sulla PAS – quale malattia – costituisce una mera devianza della scienza medica e come tale non può costituire oggetto per l’adozione di un provvedimento giurisdizionale; dove ciò avvenga l’effetto sarà certamente la demolizione del processo per un nuovo esame in cui a governare il processo siano la legge e la scienza (…)’’. A parere della medesima Corte, ‘‘nel caso di specie, la Corte territoriale – pur recependo integralmente le conclusioni cui era pervenuto il C.T.U., fondate sull’accertamento diagnostico nei confronti del minore della sindrome PAS –  non ha esaminato le censure sia in relazione alla validità (sul piano scientifico) di tale controversa patologia, sia in merito alla sua reale riscontrabilità nel minore e in sua madre (…)’’.

Insomma, la PAS non può e non deve divenire un mero strumento retorico-scientifico per ottenere l’affidamento.

La scienza, nella sua applicazione deviata, NON può spingersi fino a descrivere come patologica la reazione ‘‘normale’’ di un bambino.

Se le aule di giustizia continuano a dare spazio alla PAS si rischia tanto!:

–          si rischia di denominare ‘‘malato-patologico’’ un minore che non lo è;

–          ma soprattutto si rischia di sostenere la falsità di moltissime, reali denunce di abusi.

La scienza e la giustizia sono chiamate a farsi realmente garanti dei minori!

 


4 COMMENTI

  1. Ora il caso si è ripetuto (fortunatamente non a scuola) con due bambini di Salerno. Andrebbe sottolineato in questa vicenda che i sigg. giudici dei minori e civili non dovrebbero applicare la sentenza con esecuzione forzata, come si fa per un immobile urbano o con beni pecuniari, quando la posta in gioco è la serenità delle persone, esattamente come si fa nel Diritto processuale penale. Si aspetta la sentenza defintiva e, in tutti i casi, dovrebbe essere attuata con tutte le cautele e la sensibilità necessarie. Ma il sentirsi giudici spesso fa scattare la molla della sindrome magistratuale da onnipotenza ed impunibilità: questi personaggi non hanno alcuna nozione propria di psicologia generale e dell’età evolutiva in particolare. Scambiano i bambini per pacchi postali. La sindrome da alienazione parentale, così come intesa, non è che una deformazione arbitraria e senza alcun fondamento dei complessi freudiani che, per Freud e psicoanalisti in generale, sono fenomeni fisiologici e non patologici (salvo che, compressi in fanciullezza, non riappaiano poi in altre vesti nell’età adulta). La PAS è solo un mezzuccio, abbastanza sporco, per ottenere un affidamento in modo violento e truffaldino.

  2. Cisono tanti casi in cui genitori schierano i loro figli contro uno dei rami genitoriali sia che siano papà mamma nonna cugini e così via,usando spesso metodi che sanno di abuso psicologico.Non sempre la scuola è all’altezza di evidenziare simili disagi e’una materia delicata che abbisogna di controlli qualificati ma sicuramente più frequenti.Imetodi non possono essere quelli usati inel caso di Cittadella.Il bambino doveva essere più tutelato da tutti non è quello il sistema così paga un doppio abuso.Io per primo obbligherei i genitori a fare i genitori Sono loro i primi ad essere accusati o quanto mai fare terapie che diano loro strumenti per essere veri genitori,diversamente a pagare saranno sempre i più indifesi.Amare i propri figli non significa possederli essi appartengono a loro stessi dobbiamo rispettare la loro individualità i loro pensieri i loro desideri solo cosi possiamo dire di amarli.Anche le istituzioni troppo spesso sono carenti,occorre che la politica dia strumenti più adeguati e finanziamenti che dovrebbero corrispondere alle esigenze che un problema così importante comporta.

  3. Questa pretesa “sindrome”, insussistente sul piano psicologico tanto più in un bambino ormai abbastanza grande per non farsi condizionare in tal modo, è la classica invenzione di marca americana al fine di ottenere un affidamento che, fatti salvi gravi motivi del comportamento materno, per natura è dato alla madre, fermi restando altri doveri e diritti del genitore maschio verso gli stessi figli. Si tratta di una voluta ed artificiosa distorsione dei complessi freudiani di Edipo, i quali da Freud vengono visti come fisiologici e costituiti in età assai tenera, mentre la forte attrazione verso il genitore di sesso opposto qui vengono visti come una deviazione a livello psichiatrico il che è assai grave, e rischierebbe, se preso sul serio, di etichettare il bambino o la bambina come “psicopati”, rovinandone la futura esistenza. Benissimo dunque ha fatto la Corte di Cassazione (o, meglio, i periti a cui si è rivolta) a demolire questa che non può neppure essere qualificata “ipotesi scientifica”, ma solo uno strumento legalistico finalizzato a divergenze in sede di Diritto di famiglia. La reazione del bambino contro il padre è più che giustificata, considerando anche i metodi abusivi utilizzati dal padre, dalla Corte di Venezia, e, soprattutto, dagli agenti di polzia i quali hanno in sostanza turbato anche il pubblico servizio scolastico, ignorando che così si è pure creato un conflitto tra poteri dello Stato, ambedue legittimi: quello di applicare una sentenza, quantunque del tutto erronea, e quello della Scuola statale di poter educare ed istruire gli alunni in una situazione di serenità e sicurezza: Il che è stato gravissimo, malgrado pare che nessuno se ne sia accorto, compresa la locale dirigente scolastica che, invece di rivolgersi al sovrintendente scolastico regionale o alle Autorità scolastiche superiori o (perlomeno) ai sindacati della Scuola, si era rivolta (a quanto asserito dai mezzi di informazione) al proprio avvocato, che – di norma – poco capisce di Diritto pubblico e scolastico in particolare.

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