Brusca frenata sulle tabelle del danno biologico. Quando tutto sembrava ormai in dirittura d’arrivo, con Milano e Roma che si erano portate avanti, aggiornando i propri parametri al tasso di inflazione, è arrivato lo stop del Ministero della Salute: tutto rinviato sui nuovi parametri, dunque, mentre il costo per i contribuenti sale inserobilmente.

In realtà, quello tra palazzi di Giustizia e governo è un vero e proprio braccio di ferro: nelle intenzioni del dimissionario esecutivo di Mario Monti, infatti, ci sarebbe quella di esautorare i Tribunali per ridefinire a livello centrale i criteri di risarcimento per incidenti stradali o malasanità.

La novità doveva essere portata al vaglio del Consiglio dei ministri nella riunione che ha sbloccato i pagamenti della Pubblica amministrazione verso le imprese, tenutasi infine sabato 6 aprile. Invece, dopo lo slittamento del Cdm, improvvisamente la legge è sparita dall’Ordine del giorno, senza lasciare tracce.

La proposta di legge sul danno biologico aveva incontrato, ancor prima dell’approvazione, una sonora bocciatura da parte degli avvocati, lamentando un conclamato favore per le imprese assicuratrici, che avrebbero visto diminuire i massimali di una voce – limitatamente alla sola Rc Auto – che assorbe il 40% del loro esborso.

Ora, invece della linea dura, si è deciso invece di procedere secondo la via della concertazione, convocando tutti i portatori d’interesse nel comparto dell’infortunistica per i sinistri stradali o errori di sanità,, talid a comportare da 1 a 100 punti di invalidità.

Così, finalmente, anche gli avvocati potranno dire la loro su questa norma contestata e ora messa in frigo. Possibile che, ad esempio, le Tabelle milanesi che introducono anche il danno morale vengano allargate a tutto il territorio nazionale, mentre la bozza di quelle governative non ne esplicitava i criteri di riconoscimento, lasciando la facoltà ai tribunali.

A loro “discolpa”, le imprese assicuratrici avevano replicato, comunque, alle lamentele dei legali spiegando che le griglie ministeriali avrebbero garantito un taglio delle tariffe pari in media al 5 percento, confermato dalle associazioni di consumatori.

Nel frattempo, però, i parametri resteranno immutati e, anzi, con l’aggiornamento delle due metropoli al tasso di inflazione, le quote di copertura assicurativa finirebbero per crescere, prima dell’entrata in vigore nazionale, in maniera superiore a quel 5% di risparmio promesso. 


1 COOMENTO

  1. Se proprio sentono il bisogno di attuare delle tabelle lo facciano per quel che concerne i minimi, soglia limite sotto i quali non si può scendere insomma i minimi tabellari a meno che non si voglia morire a termini di legge salvaguardando gli interessi delle assicurazioni appendice delle banche e che conoscendo il promotore si è sempre dimostrato molto sensibile.
    Chissa perchè i grossi interessi hanno sempre molti padri in Parlamento a differenza delle vittime che sono sempre orfane.

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